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Le Figaro, la Francia verso l’intervento militare in Libia

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Due gli eventi, scrive l’editorialista Alain Barluet in prima pagina, che potrebbero fare precipitare la situazione: un'avanzata di Daesh dalla Sirte verso le zone petrolifere sulla costa Est o verso il grande Sud e un grave attentato terroristico in Europa che risultasse opera di una filiera libica del Califfato.

Nel giorno della Conferenza Internazionale su Daesh alla Farnesina, il quotidiano francese Le Figaro, con un editoriale di Alain Barluet in prima pagina, evoca l'ipotesi di un intervento militare preventivo in Libia.

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Secondo Le Figaro, la strategia messa a punto dalla Francia prevede la creazione di linee di difesa regionali al fine di contenere l'avanzata del Califfato: forte sostegno alla Tunisia, appoggio all'Egitto, dispiegamento dell'operazione militare "Barkhane" (in atto dall'agosto 2014 contro gruppi terroristici in Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad), cooperazione con Niger e Ciad per evitare che gli jihadisti si riversino nel Sahel. Prevista anche una nuova linea di difesa navale a controllo delle coste libiche. Dai piani militari trapelati nelle ultime settimane emerge che la comunità internazionale starebbe valutando una campagna di raid aerei, su Sirte e Derna,  a sostegno delle forze libiche sul modello di quanto fatto in Iraq, con il dispiegamento di un numero limitato di agenti delle forze speciali. Negli ultimi mesi, Stati Uniti e Regno Unito hanno inviato personale per valutare la situazione sul terreno e prendere contatti con le forze locali. Per il quotidiano francese non sarebbe escluso che la coalizione anti Daesh intervenga anche per garantire punti strategici del Paese, come aeroporti e Banca centrale. Italia e Germania hanno già annunciato l'intenzione di partecipare anche a una missione di addestramento delle forze di sicurezza libiche per contrastare il traffico di esseri umani e l'immigrazione illegale, secondo quanto riferito da Angela Merkel durante la conferenza stampa congiunta con il premier Matteo Renzi nei giorni scorsi.

Due gli eventi, scrive Alain Barluet, che potrebbero fare precipitare la situazione: un'avanzata di Daesh dalla Sirte verso le zone petrolifere sulla costa Est o verso il grande Sud e un grave attentato terroristico in Europa che risultasse opera di una filiera libica del Califfato. Ma per l'editorialista di le Figaro, di comune accordo con Mattia Toaldo, analista presso lo European Council on Foreign Relations di Londra, il ricorso congiunto a bombardamenti aerei e ad un blocco navale può funzionare solo in appoggio all'azione di fanterie locali adeguatamente fornite di artiglieria.

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Laurent Fabius, ministro degli Affari Esteri francese, non appena giunto a Roma, stamani si è apprestato a dichiarare che "non è assolutamente previsto un intervento militare francese in Libia". Non tardano ad arrivare nemmeno le stime dell'intelligence italiana, che ipotizza una presenza di Daesh in Libia tra le 3.500 e le 5.000 unità, in gran parte foreign fighters tunisini, algerini, maghrebini. Oggi Daesh in Libia è strutturata in tre dipartimenti: il Wilayah Bayda per la Cirenaica; il Wilayah Tarabulus per Tripoli e dintorni e il Wilayah per il Fezzan.

Manca quindi il completamento del processo politico. Per agevolarne gli sviluppi, in un incontro svoltosi ieri a Roma, i ministri degli Esteri d'Italia, Stati uniti e Qatar, e l'inviato Onu per la Libia, Martin Kobler, hanno fissato al prossimo 8 febbraio il "voto finale" su un esecutivo di unità nazionale.

E in attesa degli esiti diplomatici, si preparano le armi.

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