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Gentiloni, "giusto discutere di livelli di integrazione diversa"

© AFP 2021 / VASILY MAXIMOV Paolo Gentiloni
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In un'intervista per La Stampa, il ministro degli Esteri italiano ribadisce la necessità di conciliare le diverse visioni dei Paesi membri dell'Unione Europea.

"È giusto discutere di un'Europa a due velocità, anche se non si tratta della definizione migliore, perché opposte visioni devono e possono convivere". Lo afferma il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni in un'intervista per La Stampa. Eppure, non sembra facile poter conciliare le diverse posizioni dei governi europei in materia di migrazione. Mentre la Svezia annuncia dei voli speciali per il rimpatrio di 80 mila rifugiati respinti, la Danimarca approva nuove norme sul prelievo di denaro ai migranti per contribuire alle spese di mantenimento e alloggio. Qualcosa che, secondo Gentiloni, "sul piano culturale, l'Europa non dovrebbe mai vedere".

Per evitare la fine di Schengen, continua il ministro degli Esteri italiano, "qualcosa deve cambiare", perché "non basta la speranza".

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Infatti, "non possiamo proseguire con le regole di Dublino che scaricano sui Paesi di primo arrivo asilo o respingimento dei migranti. Servono un diritto di asilo europeo, un'azione di rimpatrio europea, una polizia di frontiera europea. Senza questo scatto, la conclusione rischia di essere il sacrificio della libera circolazione delle persone". Paolo Gentiloni ritiene "giusto discutere di livelli di integrazione diversa", dal momento che "c'è chi, come l'Italia, vuole un'unione bancaria, fiscale e politica crescente", "e chi, come il Regno Unito, vuole solo un mercato comune più efficiente. Due visioni che devono e possono convivere". Di come tali visioni possano convivere, i ministri degli Esteri dei sei Paesi fondatori parleranno all'incontro che si terrà a Roma a sessant'anni dai trattati istitutivi.

Rispondendo a una domanda sul "dossier Russia" e sulla possibilità di abolizione delle sanzioni, Paolo Gentiloni ha affermato che "se a giugno valuteremo che lo stato dell'attuazione degli accordi di Minsk è sufficiente, saremo ben lieti di abolirle o almeno ridurle". "Ma", conclude, "al momento la valutazione è prematura".    

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