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Dopo l’attentato terroristico a Istanbul, Ankara rivedrà il suo rapporto con il Daesh?

© REUTERS / Kemal AslanEsplosione nella piazza centrale di Istanbul
Esplosione nella piazza centrale di Istanbul - Sputnik Italia
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In una delle piazze centrali di Istanbul è stato compiuto un attentato terroristico in cui hanno perso la vita 10 stranieri, la maggior parte turisti tedeschi. Ankara correggerà il suo rapporto con il Daesh? E come influirà ciò sulla sua politica siriana?

Koray Gurbuz, esperto militare presso l'Università di Ankara, direttore del Centro di coordinamento per i problemi dei veterani e delle famiglie delle vittime di guerra, ex rappresentante del Consiglio dei veterani della Turchia ha rilasciato il suo commento a Sputnik Turkiye.

"L'attentato di Istanbul è il proseguimento di una serie di attentati compiuti a Suruc, Diyarbakir e Ankara. L'attentato di Istanbul attesta quanto facilmente il Daesh può compiere attentati praticamente in qualsiasi posto. Il Daesh è una organizzazione fondata soprattutto con il sostegno di Arabia Saudita, Quatar e USA. La Coalizione guidata dagli Stati Uniti assicura che combatte contro il Daesh, mentre in realtà lo aiuta.

I confini della Turchia con l'Iraq e la Siria praticamente non sono controllati. Milioni di profughi siriani si trovano in questo momento in Turchia. Tra di loro ci sono decine di migliaia di salafiti, che si trovano direttamente a contatto con il Daeh. Loro sono sotto il controllo del Daesh e sono come delle bombe ad orologeria pronte a esplodere in qualsiasi momento e in qualsiasi posto.

L'obiettivo dell'attentato di Istanbul era indebolire l'economia turca. Ogni anno, il turismo frutta al budget della Turchia circa 40, 50 miliardi di dollari. Solo a Istanbul ogni anno arrivano circa 13 milioni di persone. Temo che dopo questo attentato il numero di turisti si dimezzerà.

Penso che dopo questo attentato Ankara apporterà delle correzioni alla sua posizione nella risoluzione dei problemi siriani, nell'accoglienza dei profughi siriani e alla sua lotta contro il terrorismo, in generale, e contro il Daesh in particolare. Se la Turchia è davvero interessata a garantire la sicurezza ai suoi cittadini, deve iniziare attivamente la lotta contro il Daesh, come lo sta facendo in questo momento contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Perché i gruppi terroristici come il Daesh sono i burattini delle forze occidentali che ambiscono a spaccare la Turchia.

Ankara, invece di costruire il rapporto con Barzani, ha continuato a praticare con il governo di Baghdad, invece di fare l'occhiolino al Daesh, ad al-Nusra e agli altri gruppi terroristici, deve ristabilire il dialogo con il governo legittimo di Damasco, rappresentato all'ONU. Solo attraverso il rispetto della sovranità dei paesi vicini la Turchia può portare a termine la lotta contro il terrorismo. Penso che ad Ankara già lo sanno e le relative correzioni non si faranno aspettare a lungo".

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