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Riassunto della maxi conferenza di stampa di Putin

© Sputnik . Grigory SisoevVladimir Putin risponde alle domande dei giornalisti
Vladimir Putin risponde alle domande dei giornalisti - Sputnik Italia
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L’undicesima maxi conferenza stampa di fine anno del Presidente russo Vladimir Putin ha registrato un nuovo record – all’evento hanno partecipato oltre 1,400 giornalisti accreditati tra russi e stranieri.

Tra gli argomenti affrontati hanno dominato i temi caldi come la crisi siriana, i rapporti con la Turchia, gli Stati Uniti e l'Ucraina.

Orietta Moscatelli, caporedattore esteri presso agenzia Askanews ha fatto per il Sputnik-Italia ha riassunto l'incontro di Putin con i rappresentanti di media federali e mondiali.

— Che impressione ha avuto dalla conferenza stampa di questo anno? Come è stata diversa dagli altri incontri con i giornalisti in questo formato?

Президент России Владимир Путин на одиннадцатой большой ежегодной пресс-конференции в Центре международной торговли на Красной Пресне. - Sputnik Italia
Conferenza stampa di fine anno del presidente Putin

— C'è stata la conferma che Putin ormai è navigatissimo in termini di gestione del rapporto mediatico e nel confronto con grande pubblico. Questo si vede molto bene anche nei dettagli, ad esempio quando Putin ha dato la parola ai giornalisti turchi — è un gesto che vuole essere di dialogo diretto nel momento in cui tra i vertici di due paesi ci sono delle chiare tensioni. Presidente russo anche sa alternare dei toni strappando una risata al pubblico e poi passare invece agli accenti molto più seri anche gravi quando si parla di Turchia. Più che una novità nella rappresentazione generale, direi, che c'è stato un chiaro affidamento ai giornalisti. A mio avviso, Putin stia attraversando una fase in cui gli piacere interloquire con il grande pubblico, si sente a suo aggio, sente di aver ritrovato per il suo paese un posto degno di nota sulla scena internazionale.

— Come abbiamo visto, sull'abbattuto jet russo Putin ha mostrato un braccio di ferro dicendo ancora una volta che Ankara aveva compiuto deliberatamente "un atto ostile", ipotizzando che forse la Turchia ha desiderato ingraziarsi gli Usa. Quali conseguenze potrebbe avere questa forte dichiarazione su i già peggiorati rapporti tra la Turchia e la Russia?

— Dir la verità io ho avuto un po' l'impressione che, benchè un commento su un altro paese articolato su vari punti e un commento che riguarda la politica estera russa, a me sembrato che Putin ne abbia parlato in funzione interna, abbia lanciato dei messaggi che sono molto più rivolti ai russi che ai turchi e agli stessi americani. Ci sono chiaramente gli entrambi aspetti, perché quando Putin dice che i turchi volevano cosi compiacere gli Stati Uniti, sta dicendo agli Stati Uniti: guardate che la Turchia non è un alleato cosi affidabile come non è affatto affidabile ai nostri occhi nel rapporto con la Russia. Da aggiungere che questo discorso è stato ripreso dai media internazionali dalla seconda battuta perché all'inizio non era pure chiarissimo cosa volesse dire.

© Sputnik . Michael Klimentyev / Vai alla galleria fotograficaIl presidente Putin durante la conferenza stampa di fine anno di fronte alla folta platea di giornalisti
Il presidente Putin durante la conferenza stampa di fine anno di fronte alla folta platea di giornalisti - Sputnik Italia
Il presidente Putin durante la conferenza stampa di fine anno di fronte alla folta platea di giornalisti

— Putin ha affrontato naturalmente anche la questione ucraina.  Il presidente ha affermato che non ci sono truppe russe in Ucraina, aggiungendo che Mosca porterà avanti il dialogo e lo scambio di prigionieri in condizioni di parità e ha sottolineato che Kiev non vuole rispettare gli accordi di Minsk. Come leggi queste parole del presidente russo? 

— Le leggo come un ribadire la posizione russa in un momento in cui di Ucraina in Occidente si parla poco, se non per parlare di sanzioni antirusse. Per questo il momento è estremamente importante perché a Bruxelles la questione ucraina ormai si stata affrontata in questi giorni e l'Ue si declina in prolungare le sanzioni alla Russia. Putin ha ribadito che è vero che gli accordi di Minsk vanno rispettati, ma questo lo devono fare tutti e che da parte di Ucraina quantomeno dei grossi ritardi. Usando termini "ritardi" Putin ha cosi puntualizzato su tutto quello che non è stato fatto da parte ucraina. Su questo tema se ne occupa quotidianamente ministro degli esteri Lavrov, però durante la conferenza stampa Putin è entrato in campo con tonno un po' più duro, parlando addirittura di sterminio della popolazione russofona nel sudest di Ucraina. In generale, anche se qui il presidente ha usato dei tonni di poco compromesso, Putin, a mio avviso, sia è mostrato piuttosto dialogante e aperto anche riguardo la collaborazione con questa nuova alianza antiterrorismo guidata dall'Arabia Saudita.    

— Durante l'incontro con i giornalisti Putin ha dichiarato il suo appoggio all'iniziativa degli Stati Uniti per una risoluzione delle Nazione Unite in Siria che punta ad aumentare le sanzioni contro l'Isis e a tagliare i suoi flussi di finanziamento. Si può quindi sperare per la risoluzione della crisi siriana a livello politico e che la Russia e gli Stati Uniti alla fine faranno parte della stessa coalizione antiterroristica?

Presidente Putin - Sputnik Italia
Putin istituisce commissione speciale per contrastare i finanziamenti al terrorismo

— No so se potrà arrivare ad una coalizione formalmente unita. In formato europeo questa coalizione non è stata ufficializzata ma de facto esiste già. Il fatto che il presidente francese Hollande all'indomani degli attaci a Parigi è andato a Mosca, indica che in Europa esiste la necessità di coordinarsi con la Russia, cioè non farsi la guerra dentro la guerra è molto evidente. Io credo che agli Stati Uniti questo sia altrettanto evidente però un po' più difficile da gestire. E' la stessa sensazione probabilmente ha anche Putin. Ho avuto l'impressione che il presidente sta un po' preparando l'opinione pubblica russa a un riavvicinamento o quantomeno a un ritorno di una possibile anche se non ufficiale cooperazione con gli Stati Uniti su certi argomenti.    

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