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Venditori svizzeri potrebbero essere coinvolti nel commercio di petrolio del Daesh

© AFP 2021 / MARK RALSTONOil pumps in operation at an oilfield near central Los Angeles
Oil pumps in operation at an oilfield near central Los Angeles - Sputnik Italia
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Commercianti elvetici hanno la possibilita di vendere il greggio che viene consegnato dai militanti del Daesh attraverso la Turchia. Lo ha riferito RIA Novosti citando media locali.

Alcuni documenti a disposizione de Le Matin Dimanche — la piu` importante testata svizzera — confermano che alcune grandi aziende in Svizzera esportano oro nero estratto nel territorio controllato dal Daesh, dalla Turchia. Per il giornale, "la quantita` di petrolio proveniente dal Daesh e in transito attraverso il porto di Ceyhan potrebbe aggirarsi intorno alle 50 milioni di tonnellate all'anno".

Sempre secondo il giornale, diverse società con sede in Svizzera hanno recentemente acquistato petrolio attraverso il porto di Ceyhan. I giornalisti non hanno una prova diretta che si tratti di petrolio del Daesh, ma gli esperti indicano un'elevata probabilità di commercio di petrolio del Daesh attraverso i porti turchi. L'esperto britannico in materia di sicurezza marittima Kurtsoglu Georges sostiene che il carico massimo del porto di Ceyhan si e` avuto esattamente nel periodo in cui il Daesh ha stabilito il controllo sui giacimenti di petrolio in Siria e in Iraq, e questo "non può essere spiegato dalle tendenze del mercato globale."

Le Matin Dimanche ricorda la dichiarazione del ministero della Difesa russo sulla disponibilità di elementi della prova che i militanti dispongono di non meno di 8,5 mila autocisterne con le quali trasportano fino a 200 mila barili di petrolio al giorno. La pubblicazione fa notare che nei primi mesi del 2015, gli esperti del gruppo di azione finanziaria sul riciclaggio dei capitali (GAFI) ha concluso che "come risultato del controllo del Daesh sulle regioni petrolifere nel 2014, il numero di petrolio di contrabbando, rilevato nelle sette regioni della Turchia, è aumentato, raggiungendo 20 milioni di litri."

"Le aziende che vendono petrolio affermano che il loro greggio non ha nessun collegamento con il  Daesh. Tuttavia, la nostra ricerca dimostra che la situazione è molto più complicata", hanno concluso i giornalisti svizzeri.

"Tali forniture comportano un sacco di intermediari", ha detto in un'intervista a "Sputnik" il direttore dell'Istituto dell'Energia e delle Finanze Vladimir Feigin.

"il loro coinvolgimento serve per occultare l'origine del petrolio. Se l'origine è dubbia, quindi lo schema di complicare possibile, e in questo schema sono coinvolti i commercianti. Sempre le grandi aziende possiedono un accordo con i commercianti, poiché essi conoscono meglio il mercato e hanno molte più opportunità di ottimizzare il flusso di petrolio", ha detto Feigin.

"Il compito dei fornitori originali e` ottenere il denaro, mentre quello dei mediatori e` farlo nel modo piu` sicuro possibile. Questo viene fatto attraverso varie aziende che rivendono l'un l'altro", ha detto l'esperto.

Secondo Vladimir Feigin, è solo l'inizio delle indagini, infatti, nella sostanza, non ci sono prove concrete che il porto turco di Ceyhan ha aumentato l'approvvigionamento di petrolio, nel periodo di tempo determinato. L'indagine deve essere effettuata con i documenti che chiariscano chi ha venduto a chi. Determinare di chi e` il petrolio, vale a dire, condurre un'indagine a livello molecolare, se il petrolio da una regione e da fornitori simili, secondo l'esperto, non è efficiente.

 

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