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Generale turco: eccessivo inviare in Iraq 25 carri armati

© AP Photo / Lefteris PitarakisTurkish soldiers hold their positions with their tanks
Turkish soldiers hold their positions with their tanks - Sputnik Italia
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Le azioni della Turchia, che ha inviato un suo battaglione corazzato nella provincia irachena di Nineve col pretesto di addestramento delle milizie curde, ora saranno discusse dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Il governo iracheno ha dichiarato che si tratta di un'azione "ostile", che non è stata concordata con Baghdad. Che cosa ne pensano i militari della Turchia e come giudicano la politica del governo turco nei confronti dell'Iraq?

Haldun Solmaztürk, generale in congedo dell'esercito turco ed ex capo del Dipartimento Sicurezza Internazionale dello Stato maggiore delle forze armate della Turchia, ha rilasciato un'intervista a Sputnik Türkiye, dicendo in particolare:

"Non è la prima volta che le truppe turche entrano in Iraq. Vari reparti dell'esercito turco, per vari motivi, si trovano in Iraq da quasi 20 anni. Il battaglione dei carri armati, inviato giorni fa, deve soltanto rinforzare un'unità di addestramento che già si trovava nel paese insieme ad altri reparti dell'esercito turco. Secondo il governo della Turchia, questa misura si presenta indispensabile nel contesto della situazione creatasi nella regione. Nel contempo devo riconoscere che rinforzare questa unità mandanando 25 carri armati è, come minimo, eccessivo.

Prima di inviare nello Stato vicino l'unità di tale potenza si doveva concordarlo con il governo centrale dell'Iraq. È ovvio che Baghdad non ne è stata avvisata e nessuno ha sentito il suo parere. Tra gli Stati vicini ciò è inammissibile. L'Iraq giustamente, in quanto ne aveva ogni diritto, ha dichiarato la sua protesta ad Ankara, rivendicando il ritiro entro 48 ore e minacciando di rivolgersi nel caso contrario al Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Rafforzare i reparti che legittimamente si trovano all'estero è possibile, ma deve essere fatto su scala più ridota e soltanto col consenso del paese, nel cui territorio si trovano i reparti che ricevono rinforzi. L'accaduto ha preoccupato tutti nella regione. Queste cose devono essere fatte in maniera concordata, perché non è una solita operazione di rinforzo programmata".    

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