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Iraq pronto a rivolgersi a Consiglio Sicurezza ONU per invasione esercito Turchia

© AP Photo / Vadim GhirdaMilitari turchi in Iraq
Militari turchi in Iraq - Sputnik Italia
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In precedenza alcuni media avevano riferito che le autorità turche avevano spostato diverse centinaia di soldati e veicoli blindati nel nord dell'Iraq.

Il premier della Turchia Ahmet Davutoglu ha scritto una lettera al capo del governo iracheno Haider al-Abadi, garantendo che Ankara non avrebbe preso nessuna misura che potesse violare la sovranità e l'integrità del Paese iracheno. Lo ha riferito l'amministrazione del primo ministro turco.

"Non ci sarà alcun dispiegamento di truppe nella base militare di Ba`shiqah vicino a Mosul finchè non verranno risolte alcune questioni delicate", — è scritto nella lettera.

Al momento il trasferimento delle truppe turche in Iraq è stato sospeso. Inoltre Davutoglu ha assicurato che la Turchia sostiene il governo iracheno nella lotta contro il Daesh (ISIS) e intende ampliare la cooperazione con Baghdad su questo punto.

Secondo le dichiarazioni del ministero della Difesa della Turchia, la scorsa settimana sono stati inviati in Iraq circa 150 soldati e 25 carri armati per supportare e addestrare le milizie curde (peshmerga). L'addestramento dei Peshmerga dovrebbe essere condotto in 4 province settentrionali dell'Iraq, dove sono in corso i combattimenti contro i terroristi del Daesh. In particolare le milizie curde verranno addestrate per utilizzare le mitragliatrici pesanti e l'artiglieria, così come sulle operazioni di soccorso. Nel programma di assistenza militare della Turchia prendono parte circa 2.500 peshmerga.

Come affermato dalla leadership del Kurdistan iracheno, l'esercito turco è realmente entrato in Iraq per sostituire gli altri militari già presenti. Molto probabilmente i nuovi soldati arrivati verranno dislocati non solo nei pressi di Mosul, ma anche nelle aree di Soran e Kalacholan vicino al confine iraniano.

Con un ultimatum Baghdad aveva chiesto ad Ankara di ritirare le sue truppe dall'Iraq, dal momento che sono entrate nel Paese senza il consenso del governo centrale iracheno. Se non si sarebbero ritirate entro 48 ore, Haider al-Abadi aveva promesso di appellarsi alle Nazioni Unite.

Le 48 ore scadono oggi, lunedì 7 dicembre.

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