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Guerra all’ISIS: l’Occidente parla, i russi fanno sul serio

© Sputnik . Dmitry Vinogradov / Vai alla galleria fotograficaCaza rusa Su-25 en Siria
Caza rusa Su-25 en Siria - Sputnik Italia
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A parole sono tutti contro l’ISIS e ci mancherebbe altro. Stando ai fatti però gli unici a fare sul serio contro lo Stato Islamico sono i russi, che in questa guerra diventano i veri protagonisti.

© Foto : fornita da Gianandrea GaianiGianandrea Gaiani
Gianandrea Gaiani - Sputnik Italia
Gianandrea Gaiani
Per i Paesi che vogliono lottare veramente contro l'ISIS, non rimane che guardare alla Russia, e non più agli Stati Uniti, come vero alleato per distruggere i terroristi. Dopo Hollande, anche Cameron si mobilita, Obama invece per l'ennesima volta durante questi 15 mesi promette di distruggere l'ISIS.

Parole, soltanto parole. Con il suo intervento in Siria la Russia, in realtà, obbliga tutti gli altri a fare finalmente qualcosa, giusto per evitare figuracce. Per distruggere l'ISIS c'è tanto lavoro, se pensiamo che tuttora molti Paesi che fanno parte del G20 e della NATO continuano a finanziare i tagliagole. I terroristi colpiscono non solo sul campo in Siria, ma come abbiamo visto dagli attentati di Parigi, sono pronti a colpire anche nel cuore d'Europa.

Come combattere quindi l'ISIS e si passerà mai dalle parole ai fatti? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Gianandrea Gaiani, analista militare e direttore di "Analisi Difesa". 

— Lo Schengen è messo in dubbio, si parla di più controlli alle frontiere. C'è da dire però che molti possibili terroristi, come nel caso della Francia, stanno già dentro il Paese. Come combattere i terroristi su due fronti, in Siria e in Europa?

— Innanzitutto sono molto scettico circa le capacità dell'Europa di contrastare il terrorismo islamico. Un'Europa incapace anche solo di dire "queste sono le mie frontiere, se non hai i documenti in regola, non entri", come potrà contrastare il terrorismo? Se l'Europa è incapace di dire "no" a chi vuole andare dove vuole anche senza alcun visto, come può poi fermare dei terroristi? Quindi vediamo già questo paradosso ridicolo.

Noi, come i francesi, abbiamo combattuto il terrorismo islamico e continuiamo a combatterlo, ma se non combattiamo l'estremismo islamico non andremo da nessuna parte. Tu puoi dare la caccia al terrorista che è tornato dalla Siria e vuole ammazzare i civili, puoi anche braccarlo e ucciderlo con 2 mila pallottole come hanno fatto i francesi. Dall'altra parte non arresti e non cacci dal Paese quelle migliaia di estremisti islamici in diverse moschee in Italia e Europa che educano i ragazzi al jihad. Vengono formati giovani terroristi, non per forza poveri, anche appartenenti al ceto medio, vengono ideologizzati nelle moschee europee.

© AFP 2021 / Franck FifeAttentato presso Stade de France di Parigi
Attentato presso Stade de France di Parigi - Sputnik Italia
Attentato presso Stade de France di Parigi

Questo accadrà finché noi tolleriamo che in Europa ci possano essere persone poligame solo perché sono islamiche, finché tolleriamo qualunque forma di estremismo e radicalismo islamico, incluse le discriminazioni verso le donne. Questi estremisti possono trovare uno spazio di accoglienza in Europa, delle zone, dei ghetti dove sopravvivere tranquillamente, perché noi accettiamo l'estremismo islamico. In questo modo non riusciremo mai a fermare il terrorismo, perché avremo delle persone addestrate ideologicamente con quel pensiero che poi basterà mandarle in Siria per imparare a sparare e uccidere, quindi avremo sempre lo stesso problema, dei terroristi che tornano a casa. Non si può battere il terrorismo senza battere l'estremismo.

— La Russia sta studiando i modi per colpire ogni tipo di risorsa dell'ISIS, come le autobotti per esempio. Secondo te, che cosa bisogna fare per bloccare i finanziamenti all'ISIS, che provengono anche dai Paesi appartenenti al G20?

Distruzione raffineria ISIS - Sputnik Italia
Distruzione di una raffineria di petrolio e autocisterne ISIS

— Bisogna convincere i turchi a non trafficare il petrolio dell'ISIS, bisogna convincere i Paesi del Golfo, il Kuwait e gli Emirati Arabi ad impedire ai loro cittadini benestanti di dare soldi per la causa dell'ISIS, controllando i movimenti bancari. Tutto questo però è utopia, se qualcuno l'avesse voluto fare lo avrebbero fatto prima. Avrebbero potuto colpire le autobotti, gli americani non lo facevano perché dicevano che non volevano uccidere i civili, cioè i camionisti.

Se qualcuno avesse veramente voluto colpire l'ISIS, il tempo l'avrebbe avuto prima ancora dell'intervento russo. La coalizione araba e occidentale è là da 15 mesi a far finta di fare la guerra all'ISIS.

— Dopo il G20 si è delineato ancora meglio che il vero nemico comune è l'ISIS, non Mosca. Si farà insieme guerra allo Stato Islamico o non si smuoverà nulla e si continuerà a fare finta?

— Il fatto che i russi stanno giocando pesante e sul serio fa di loro i protagonisti di questa guerra. L'intervento russo sta obbligando gli americani e gli altri a fare qualcosa di più, anche per non apparire meno forti, meno importanti e con un ruolo meno rilevante di Mosca. Questo di fatto è il grande successo della Russia, che è riuscita a rompere anche il fronte occidentale, il quale le aveva imposto le sanzioni per l'Ucraina.

Oggi si ritrova una Francia che se vuole davvero combattere l'ISIS ha solo un alleato per farlo ed è quella Russia a cui si è rifiutata di vendere le Mistral, che Mosca aveva ordinato. In pochissimo tempo la Russia è riuscita con l'intervento in Siria ad essere meno isolata e a costringere alcuni Paesi europei, la Francia in testa, a guardare a Mosca come alleato vero e non agli Stati Uniti.

— Ritieni possibile la creazione di una base dati comune dei servizi segreti europei, americani e russi per lottare contro l'ISIS?

— Io sono convinto che ci possa essere uno scambio di informazioni, ma non un' integrazione. I servizi di intelligence sono assetti nazionali e non possono essere integrati con quelli di altre nazioni, perché su alcuni casi le nazioni possono avere interessi comuni, ma non è detto che vogliano rivelare al loro alleato le proprie fonti. Anche perché su altri casi i Paesi possono essere competitor o rivali.

Leggi qui la prima parte dell'intervista

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