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Bandiere francesi e giovani musulmani contro il terrorismo, dopo Parigi sui social

© Sputnik . Nadim Zuaui / Vai alla galleria fotograficaRicordo delle vittime dell' A321 russo e di Parigi sulla piramide di Giza
Ricordo delle vittime dell' A321 russo e di Parigi sulla piramide di Giza - Sputnik Italia
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Dopo gli attacchi terroristici a Parigi su facebook impazza la "moda" della foto profilo coi colori della bandiera francese, mentre i giovani musulmani lanciano l'hashtag #notinmyname.

Gli attacchi terroristici di Parigi hanno segnato un nuovo confine, anche mediatico. Mai prima d'ora il terrore era entrato così vicino a noi, non solo geograficamente. Trascorrere una sera con amici al ristorante, ad un concerto, oppure allo stadio fa parte della normalità di molti di noi e spiandoci dalla lente dei social network sono proprio queste le esperienze che più di altri abbiamo bisogno di condividere sui nostri profili di Facebook, Instagram o Twitter per poter dire il fatidico "io c'ero" 2.0 e scatenare l'invidia dei nostri amici, malcelata dal "mi piace" di ordinanza.

Condividere il dolore con un click

Stai bene? dillo a Facebook
Stai bene? dillo a Facebook - Sputnik Italia
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Gli attacchi di Parigi hanno sguarciato un venerdì sera come tanti, dove magari molti erano intenti a fare le stesse cose delle vittime parigine: una cena al ristorante, musica dal vivo, oppure vedere la partita. Il rincorrersi delle notizie tragiche da Parigi ha generato il desiderio di condividere il dolore. Perchè? In quel momento è stato percepito come "la cosa" da fare ed in un cinico conto dei potenziali mi piace ha avuto la meglio sull'ultimo selfie scattato con gli amici. Come? Non è stato necessario pensarci troppo, ha fatto tutto Facebook. Prima, nei momenti di terrore seguiti al diffondersi delle notizie da Parigi, con un invito a dire ai propri amici (virtuali) che si era in sicurezza. Bene per chi si trovava a Parigi e dintorni, ma in quanti nelle proprie rubriche hanno visto la notifica di amici "in sicurezza" che magari a Parigi non ci hanno mai messo piede eppure si sono sentiti in bisogno di comunicarlo?

Il giorno dopo la tragica notte parigina la condivisione del dolore 2.0-
Ai tempi della guerra in Iraq si mettevano le bandiere della pace ai balconi, con tanti ringraziamenti da chi le vendeva in strada. Al posto dei like, il vicino che chiedeva di procurargliene una anche per lui. Qualche mese fa, stessi colori, ma al posto dei balconi la bacheca di facebook tappezzata di foto profilo marchiate dall'iride per il mese del Pride. Esperimento riuscito hanno pensato a Facebook, ed hanno pensato di riproporlo proprio l'indomani dell'attacco parigino. Chiedendolo apertamente: Un click, ed ecco fatto, bravo, ora guarda quanti tuoi amici hanno fatto lo stesso oppure consiglialo a loro:

Cambia la tua immagine di profilo per sostenere Parigi
Cambia la tua immagine di profilo per sostenere Parigi - Sputnik Italia
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Un'esigenza di condivisione generata dalla risonanza mediatica dell'evento ancor prima che dallo sgomento che ha pervaso tutti noi nella notte tra venerdì e sabato. Come segnalato da molti lettori nei commenti alle notizie da Parigi sui nostri social network e sul sito, da Facebook (quasi) nessuno si è sentito in bisogno di fare lo stesso solo due settimane fa, dopo la sciagura dell'Airbus  A321 nel Sinai. Eppure i colori della bandiera erano gli stessi di quella francese.

La risposta musulmana #NotinMyname

Dopo gli attentati di Parigi i musulmani di tutto il mondo hanno postato sui social network le loro foto con l'hashtag #Not in my name — Non nel mio nome, per sottolineare come la vera essenza dell'Islam non abbia nulla a che vedere con l'Isis ed il terrore.

Non possiamo lasciar passare l'islamofobia e la xenofobia. Del terrorismo non sono colpevoli i paesi o le religioni, ma determinate persone interessate ai propri attivi. Sono loro che vogliono togliersi di dosso il peso degli attacchi ed allora lo scaricano contro altre persone semplici, con un altro colore di pelle, o fedeli di un'altra religione. — scrive il blogger russo Denis Razumovskiy

"Il terrorismo non è una religione, non in mio nome"
Il terrorismo non è una religione, non in mio nome - Sputnik Italia
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"Il terrorismo non è una religione, non in mio nome"
© FotoI musulmani rispondono al fanatismo "Non in nome mio"
Giovani musulmani in piazza a Parigi con il cartello: Not in my name - Sputnik Italia
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I musulmani rispondono al fanatismo "Non in nome mio"
#NOTINMYNAME, l'hashtag per la campagna dei giovani musulmani
#NOTINMYNAME, i giovani musulmani si dissociano dal terrorismo - Sputnik Italia
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#NOTINMYNAME, l'hashtag per la campagna dei giovani musulmani
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"Il terrorismo non è una religione, non in mio nome"
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I musulmani rispondono al fanatismo "Non in nome mio"
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#NOTINMYNAME, l'hashtag per la campagna dei giovani musulmani

"Not in my name" venne lanciato nel 2014, dopo che l'ISIS pubblicò il video dell'uccisione del cooperante britannico David Haines. La fondazione benefica britannica Active Change Foundation in questo modo ha voluto esprimere il suo sdegno chiedendo ai musulmani britannici di retwittare l'hashtag #notinmyname, creando anche una pagina corrispondente http://www.isisnotinmyname.com.
L'hashtag #notinmyname è tornato di moda dopo l'uccisione dei giornalisti di Charlie Hebdo. Infine, dopo gli attentati di Parigi è riapparso in place de la Republique a Parigi, dove la folla ha reso omaggio alle vittime ed ora spopola su internet.

 

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