Guerra nel Donbass: un puzzle di destini individuali

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La guerra, tutte le guerre, non sono solo spostamenti di eserciti sul campo, la guerra, soprattutto è simile a un immenso puzzle dove ogni minimo tassello è una storia individuale di dolore, unica e irripetibile.

Di questa guerra, nel Donbass, ho raccolto questo piccolo frammento: una delle tante storie individuali, un'esperienza traumatizzante, connotata dal lutto e dalla sofferenza. È la storia di Andrey, un giovane giornalista, che ha raccontato la sua storia a Sputnik Italia.

— Il mio nome è Andrey Morgunov. Ho 22 anni. Sono nato nella città di Mariupol, che si trova nella regione di Donetsk, sulla costa del Mar di Azov. Da bambino ci siamo trasferiti con la famiglia a Donetsk.

© Foto : fornita da Andrey MorgunovAndrey Morgunov con il padre
Andrey Morgunov con il padre - Sputnik Italia
Andrey Morgunov con il padre

— Prima della guerra, ho studiato come perito meccanico nel liceo specialistico di Donetsk. Ho lavorato come tecnico, fino a quando ho deciso d'aprire un piccolo punto vendita. Vendevo dischi usati, dvd.. Poi è iniziata la protesta di Maidan che ha portato al colpo di stato.  Con il colpo di stato è partita la crisi, che, per il mio piccolo negozio, ha significato la quasi totale mancanza d'ordini e di vendite. Sono stato obbligato a cessare la mia attività, da allora ho iniziato vari lavori: dal magazziniere, al commesso in un supermarket.

Poi è cominciata la guerra civile. Ho lasciato tutti questi lavori saltuari, per collaborare all'organizzazione di meeting a Donetsk,  ho deciso anche di prepararmi militarmente, mi sono rivolto all'Associazione militari veterani dell'Afghanistan. La mattina del mio ventunesimo compleanno, mi sono unito ai nostri soldati che combattono al fronte.

© Foto : fornita da Andrey MorgunovAndrey Morgunov nel suo gruppo di combattimento
Andrey Morgunov nel suo gruppo di combattimento - Sputnik Italia
Andrey Morgunov nel suo gruppo di combattimento

Quando sono stato congedato, nel novembre dell'anno scorso, ho usufruito delle agevolazioni governative previste nella DNR per accedere a studi superiori riservati gratuitamente ai combattenti di ritorno dal fronte. Mi sono iscritto alla facoltà di giornalismo dell'Università Nazionale di Donetsk e dal mese di aprile di quest'anno, scrivo sul quotidiano russo "Komsomolskaya Pravda". Cerco di raccontare e di descrivere la maggior parte dei fatti di questa guerra. Tre mesi fa, ho ricevuto l'accreditamento militare che mi permette ora di operare al fronte  come giornalista militare.

Questa guerra ha cambiato radicalmente la mia vita. La mia vita è stata segnata da un lutto molto grave! Ho perso mio padre, il 24 settembre dell'anno scorso, durante i combattimenti per la liberazione del villaggio di Pikishino.

Quando è iniziata la guerra abbiamo capito che bisognava fare qualcosa, non potevamo rimanere indifferenti. Tutti noi, abitanti del Donbass, abbiamo sentito l'obbligo di difendere la nostra terra. Fino a che in Ucraina si alternavano governi che rispettavano la nostra identità, la convivenza era possibile. Ora con il nuovo potere a Kiev che ha posto la russofobia alle sua fondamenta, la convivenza non è più possibile.

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Io e mio padre abbiamo così deciso di arruolarci entrambi. Eravamo sempre insieme al fronte, anzi, lui cercava sempre di proteggermi e di coprirmi. Sempre fianco a fianco. Ero con lui in battaglia quando è stato colpito a morte, io ho riportato solo 4 contusioni, per fortuna senza danni.

Il dolore è stato terribile, vedere morire il proprio padre tra le braccia. È indescrivibile! Da allora sono molto cambiato, sono diventato più severo, maturo, ho ripensato tutta la mia vita. Mi ha aiutato anche la mia fidanzata Alena, che mi ha sostenuto molto dopo il funerale di mio padre.

Ho perso un bel po' d'amici, dall'inizio della guerra ho partecipato al funerale di dodici miei parenti. Ho visto molta morte intorno a me, ma ora sono più forte. Saremo degni delle gesta dei nostri nonni che liberarono questa terra dagli occupanti nazisti, la storia si ripete, io sarò degno della memoria di mio padre.

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