Mosca trasforma in diplomatica l’offensiva militare

© AFP 2022 / SANAIl presidente siriano Bashar al-Assad
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Continua, incessante, perfino implacabile, l’iniziativa politico-strategica di Vladimir Putin sul fronte medio-orientale. Con la visita a sorpresa di Bashar el Assad a Mosca l’iniziativa militare della Russia si converte e si duplica in iniziativa diplomatica.

L'incontro nella notte tra Putin e Bashar chiarisce nettamente le intenzioni del Cremlino: giungere in fretta a una tregua garantita, dopo la sconfitta dei terroristi di Daesh e

© Sputnik . Alexei DruzhininBashar Assad e Vladimir Putin al Cremlino
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Bashar Assad e Vladimir Putin al Cremlino

compagnia, con l'accordo internazionale più ampio possibile.

Il Cremlino, ancora una volta, brucia sul tempo le possibili operazioni diversive del campo occidentale, che cercano —seppure confusamente e in ordine sparso — di sminuire il successo già ottenuto dalla Russia con la sua operazione militare in Siria. Una di queste è al tempo stesso assai simile a un "wishful thinking" (cioè alla speranza che Mosca si trovi presto impigliata in un nuovo Afghanistan) e a una minaccia (cioè all'avvertimento esplicito che l'esercito islamico e le altre formazioni terroristiche, più o meno "moderate", riceveranno altri armamenti e equipaggiamenti, tali da costringere la Russia a mettere piede, fisicamente sul territorio siriano, ovvero a impegnare truppe di terra).

Putin chiude subito il discorso su questo aspetto propagandistico. La Russia vuole una soluzione politica. La soluzione politica passa attraverso la sconfitta delle formazioni terroriste, primo passo per consentire che "tutti i partiti politici e tutti i gruppi etnici e religiosi" possano sedersi a un tavolo negoziale. Il che significa implicitamente che Bashar el Assad resta al suo posto e sarà uno dei protagonisti del negoziato. Viene dunque decisamente respinta la pregiudiziale (cara alla Francia, per esempio) secondo cui un negoziato qualunque deve essere preceduto da una uscita di scena del presidente siriano.

© AP Photo / Evan VucciSi sa che, tra le potenze mondiali e regionali ve n’è più di una che continua a finanziare e armare i terroristi. In primo piano Arabia Saudita e Turchia
Si sa che, tra le potenze mondiali e regionali ve n’è più di una che continua a finanziare e armare i terroristi. In primo piano Arabia Saudita e Turchia - Sputnik Italia
Si sa che, tra le potenze mondiali e regionali ve n’è più di una che continua a finanziare e armare i terroristi. In primo piano Arabia Saudita e Turchia

Invitate al tavolo — sono parole di Putin, che Bashar al Assad ha condiviso, come tutte le altre — anche "tutte le altre potenze mondiali e regionali interessate alla soluzione". L'offerta è chiarissima e respingerla sarà molto complicato. Anche perché, in caso contrario, la Russia è determinata a continuare con le proprie forze aeree il martellamento delle posizioni di tutte le formazioni terroriste, nessuna esclusa. Si sa che, tra le potenze mondiali e regionali ve n'è più di una che continua a finanziare e armare i terroristi. In primo piano Arabia Saudita e Turchia, con dietro, in ordine sparso, tutti gli altri tredici compartecipi dell'operazione che ha portato alla morte di 250mila siriani in quattro anni di guerra di aggressione. Dunque l'offerta di Putin è anche un invito a desistere nell'aiuto ai terroristi.

 Si vedrà quali saranno le reazioni occidentali a questa mossa. Ma il quadro militare è anch'esso già radicalmente cambiato. L'esercito di Bashar è all'offensiva su più fronti, appoggiato da Hezbollah e — a quanto pare — anche da formazioni militari iraniane sulle cui dimensioni non si hanno informazioni precise. E —nel silenzio dei media occidentali — cominciano a diventare significative le diserzioni nelle schiere dei terroristi. Era facile sgozzare e avanzare, sia in Irak che in Siria, mentre gli aerei occidentali stavano a terra a guardare la demolizione della Siria. Adesso si comincia a morire anche dall'altra parte. Secondo fonti militari siriane e russe, sarebbe già più di 5.000 i caduti tra i terroristi e si registra la fuga di migliaia di terroristi verso la Giordania e, soprattutto, verso la Turchia. Una vera e propria disfatta militare dello Stato islamico potrebbe addirittura rendere ancora più difficile la situazione politico diplomatica occidentale.

© Sputnik . Dmitriy VinogradovIl pilota russo presso il suo aereo in Siria
Il pilota russo presso il suo aereo in Siria - Sputnik Italia
Il pilota russo presso il suo aereo in Siria

 In ogni caso Putin ha lasciato capire che Mosca non ha nessuna intenzione di restare indefinitamente sul piede militare. L'Occidente (da cui dipende l'esistenza stessa del terrorismo) può decidere. Se ci saranno garanzie precise un negoziato può aprirsi. La palla è ora a Washington, cioè a Obama, visto che i falchi americani non hanno la minima intenzione di raccoglierla.

 

 

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