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Yemen, nessuna commissione d'inchiesta su crimini di guerra

© REUTERS / StringerFighters of the Southern Resistance Committees comb an area at the frontline of their fighting against Houthi fighters in Yemen's southern city of Aden June 17, 2015
Fighters of the Southern Resistance Committees comb an area at the frontline of their fighting against Houthi fighters in Yemen's southern city of Aden June 17, 2015 - Sputnik Italia
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L'Arabia Saudita si oppone, e nel silenzio dell'Europa, fa passare un testo che affida l'inchiesta allo stesso governo yemenita appoggiato da sauditi e Usa.

Amnesty International il 18 agosto scorso aveva sollecitato il Consiglio Onu dei diritti umani a istituire, tramite una sua risoluzione, una commissione internazionale d'inchiesta sui crimini di guerra in corso nello Yemen, dove dal 27 marzo 2015 una coalizione regionale guidata dall'Arabia Saudita sta bombardando le postazioni, le abitazioni, gli ospedali, i luoghi di preghiera del popolo sciita Houthi.  

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La nota ong aveva pubblicato un rapporto in cui documentava i risultati di un'inchiesta su otto casi di possibili crimini di guerra commessi durante i bombardamenti della coalizione filo-saudita sullo Yemen contro la popolazione civile.

L'Olanda che aveva raccolto l'appello, dinanzi alla dura resistenza dell'Arabia Saudita, il 30 settembre ha ritirato la bozza di risoluzione con cui chiedeva alle Nazioni Unite d'indagare sulle violazioni dei diritti umani in Yemen, lasciando così il campo a un testo dell'Arabia Saudita che affida l'inchiesta al governo yemenita filo-saudita.

Il documento saudita, approvato il 2 ottobre grazie al voto dei Paesi asiatici, che in precedenza avevano garantito la nomina dell'ambasciatore saudita presso le Nazioni Unite a capo della commissione che raccomanda gli esperti sui diritti umani, per altro, non fa alcun riferimento agli attacchi della coalizione.

Così, mentre il principe saudita al Yubeir minaccia azioni militari contro la Siria, l'Arabia Saudita è sorda anche agli appelli per salvare Mohamed al-Nimr dalla forca e Raif Badawi dalla frusta. Ma le potenze occidentali non disturbano, anzi fanno affari.

L'Arabia Saudita in questi ultimi anni è stata il principale Paese acquirente di sistemi militari europei e ha ottenuto autorizzazioni per oltre 3,5 miliardi di euro. La Francia è stata il maggiore fornitore della monarchia saudita rilasciando autorizzazioni per circa 1,6 miliardi di euro. Tra il 2012 ed il 2014, la società RWM Italia ha esportato bombe MK83 direttamente rintracciate in Yemen e fotografate da Ole Solvang, un ricercatore della ONG Human Rights Watch. I documenti parlano di un giro di affari da 62 milioni di euro sviluppatosi tra il 2013 e il 2014 per l'acquisto di 3.650 bombe vendute con licenze a destinazione non è specificata.

L'Italia si conferma infatti il terzo più grande fornitore di armi all'Arabia Saudita, preceduto solo da Francia e Gran Bretagna, mentre innocenti continuano a morire nella penisola yemenita. 

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