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Svezia vuole che i giovani marocchini tornino a casa

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In Svezia i figli degli immigrati senza permesso di soggiorno sempre più spesso diventano protagonisti della cronaca nera. I crimini più diffusi sono le rapine, lo spaccio di droga e la violenza sessuale.

Siccome questi criminali sono minorenni, spesso vengono rimessi in libertà prima della fine dell'inchiesta. E allora tornano sulla cattiva strada.

Secondo la polizia, un caso a parte sono i giovani provenienti dal Marocco, molto diversi dai profughi di altre nazioni. I marocchini non possono avere l'asilo, per questo motivo sono perennemente in conflitto con altri gruppi, per esempio con gli afgani che vivono in Svezia su basi legali.

Ad aggravare il problema c'è il fatto che Marocco non riammette soggetti che potrebbero essere suoi cittadini, ma non possono confermare la loro identità. Ciò significa che persino le persone condannate per crimini gravi, di cui è stata disposta la deportazione, possono restare in Svezia, se lo vogliono.

Tempo fa l'Ufficio Immigrazione svedese ha firmato un accordo di collaborazione con la marocchina Bayti — associazione che lotta per diritti umani. Adesso gli attivisti cerchranno di ristabilire il legame tra i giovani emigrati e i loro parenti in Marocco. Tuttavia la riunificazione delle famiglie potrebbe risultare un'impresa molto difficile, perché finora non si è mai riuscito ad arrivare a una lieta fine. Ciò nonostante le autorità svedesi sperano che il progetto possa ispirare i giovani immigrati, spingendoli a collaborare.    

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