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Cera: “Possiamo perdere il mercato russo per sempre”

© Sputnik . Maksim BlinovProdotti alimentari
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Ogni giorno cresce il numero delle aziende italiane fortemente danneggiate dal regime delle sanzioni europei introdotte nei confronti di Mosca.

Il mercato russo, che una volta rappresentava per loro una grande opportunità, è completamente bloccato. E adesso per soprarrivere a questa "guerra alimentare" gli imprenditori italiani devono fare tanta fatica per trovare i mercati alterativi di sblocco.

Una queste imprese specializzate in prodotti di alta qualità e` Il Mercato Agroalimentare di Padova (MAAP) che si occupa del polo ortofrutticolo. 

Francesco Cera, Direttore Generale del Mercato Agroalimentare di Padova (MAAP) ha raccontato a Sputnik-Italia come la sua azienda vive questa situazione estremamente complessa.

— Che significato aveva per voi il mercato russo? Quali sono le sue caratteristiche principali che vi attiravano di più?

© Sputnik . Filip Klimashevsky / Vai alla galleria fotograficaLe proteste contro le sanzioni in Polonia
Le proteste contro le sanzioni in  Polonia - Sputnik Italia
Le proteste contro le sanzioni in Polonia

- "Per noi intanto era un mercato in espansione, in crescita. E quindi il fatto che si è bloccato è un problema e un danno per noi. Per quanto riguarda l'esportazione del Mercato Agroalimentare di Padova verso la Russia, noi ogni anno come fatturato facciamo circa 400 milioni di euro,  di questi 400 milioni circa 60 per cento vanno per le esportazioni verso tutti i paesi dell'Est (Russia, Ucraina, Slovenia e Ungheria).Di questo 60% la Russia incideva circa per 10-12 milioni di euro. Quindi, non era una cifra enorme ma era, comunque, molto importane perché 10-12 milioni potevano diventare in pochi anni 20 milioni di euro. Avevo due ditte che lavoravano principalmente con la Russia e ora tutto è fermo. Per noi il mercato russo era molto importante perché ripeto era un mercato in espansione — la Russia ha delle catene di supermercati che sono enormi come, per esempio, "Magnit" (5 mila punti di vendita). Quindi, c'era del lavoro da fare e da sviluppare e il blocco ci ha fatto molto danno". 

 - La vostra produzione era richiesta in Russia? Quanto di solito vendeva lì?

- "Bisogna tener conto che da Padova ci vogliono 5-6 giorni di viaggio e quindi non possiamo mandare delle insalate che durano poco. Quindi, mandavo dei prodotti come uva, kiwi, come mele e arance. I nostri clienti russi che abbiamo incontrato in altre fiere in questo anno, ci hanno detto che gli manca la qualità italiana soprattutto per questo tipo di prodotti. A metà settembre le nostre aziende che si occupavamo di Russia andranno a Mosca dove ci sarà una grande fiera "World Food Moscow" ad EXPO Center, andranno solo per salutare i clienti e sperare che magari da aprile (mi pare che le sanzioni sono stati prolungate fino a marzo-aprile) si possa ricominciare a lavorare insieme".

- Dalla introduzione delle sanzioni è già passato molto tempo. Siete riusciti a trovare i mercati alternativi interessati a comprare la vostra merce e ricoprire i danni?

© Sputnik . Alexander KryazhevIl cibo fa parte, con il petrolio e le altre materie prime, delle sanzioni appena proluingate fino ad aprile dell`anno 2016
Il cibo fa parte, con il petrolio e le altre materie prime,  delle sanzioni appena proluingate fino ad aprile dell`anno 2016  - Sputnik Italia
Il cibo fa parte, con il petrolio e le altre materie prime, delle sanzioni appena proluingate fino ad aprile dell`anno 2016

—  "E' una situazione molto difficile perché è stata bloccata tutta l'Europa. Quindi, i mercati alternativi li sta cercando non solo l'Italia ma anche la Spagna, la Francia. Prima dell'introduzione delle sanzioni avevamo sviluppato delle navi verso la Siria e verso l'Egitto che però sono bloccati adesso per la nota crisi siriana e la crisi dei paesi del Nord Africa. Per cui abbiamo incrementato la nostra attività con i paesi come Slovenia, Serbia, Croazia, Ungheria e Romania. I paesi come la Cina sono troppo distanti per noi. So che qualche azienda italiana ha provato di entrare nel mercato kazako però è durato poco perché c'è stato un problema di cambio della moneta".

 - Avete paura di perdere il mercato russo per sempre, visto che la Russia adesso punta tanto sulla politica di sostituzione delle importazioni?

 — "Qui ci sono due elementi: primo che la Russia cerca di fare da sola. Io sinceramente lo vedo difficile perché per avere la frutta e la verdura buona ci vuole sole. Non c'è niente da fare. In Russia di sole non c'è l'ha molto e quindi la qualità non sarà mai cosi alta come nei paesi come l'Italia, la Spagna e la Grecia. Quello che fa più paura ancora è che noi stiamo perdendo il contatto. I nostri concorrenti molto pericolosi e molto forti, che sono i turchi, hanno già sviluppato dei contatti e hanno messo degli uffici a Moca e a San Pietroburgo, stanno diventando "amici" dei nostri clienti. Quando questo rapporto dura da un anno, un anno e mezzo è molto difficile per noi ritornare. Perché i turchi hanno prodotti un po' meno buoni dei nostri però hanno soprattutto un prezzo migliore. Penso che loro prenderanno il nostro posto…".

- Oggi, quando Italia ospita l'EXPO, la collaborazione nel campo agroalimentare diventa ancora più importante. Avete chiesto il governo di intervenire e soprattutto di darvi qualche spiegazione concreta?

© Foto : fornita da Ufficio Stampa del Comune di PadovaTra le tanti voci che vogliono esprimere il proprio dissenso in merito alle sanzioni antirusse, c'è quella del sindaco di Padova, Massimo Bitonci
Tra le tanti voci che vogliono esprimere il proprio dissenso in merito alle sanzioni antirusse, c'è quella del sindaco di Padova, Massimo Bitonci - Sputnik Italia
Tra le tanti voci che vogliono esprimere il proprio dissenso in merito alle sanzioni antirusse, c'è quella del sindaco di Padova, Massimo Bitonci

 - "All'EXPO abbiamo visto il Ministro delle politiche agricole alimentari Martina una volta sola, lui non è mai venuto nel nostre fiere di ortofrutta ne a Berlino, ne a Madrid. Speriamo di vederlo a Rimini. Quindi non abbiamo avuto un grande aiuto dal governo che ha fatto questa scelta. Devo dire che purtroppo non abbiamo visto grandi azioni per cercare di aiutare la parte commerciale. Forse non sono state fatte tutte le valutazioni economiche prima di prendere le decisioni e introdurre le sanzioni perché il valore delle esportazioni agroalimentari dall'Italia verso la Russia era intorno a 800 milioni di euro di fatturato e quella dall'Europa è di 11,8 miliardi di euro. E' un danno veramente forte e il problema è che non lo recuperiamo più. Visto che l'embargo scadeva ad agosto 2015, qualche speranza c'era. Se andiamo avanti così per 6 mesi-un anno, questa quota del mercato noi lo perdiamo per sempre".

 

 

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