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“Problema profughi colpa delle guerre e rivoluzioni dell'Occidente in Africa e Siria”

© AFP 2021 / ALEXANDER KLEINPresidente della Serbia Tomislav Nikolic
Presidente della Serbia Tomislav Nikolic - Sputnik Italia
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Questa settimana il presidente serbo Tomislav Nikolic è tornato da Pechino, dove ha preso parte alle celebrazioni dedicate al 70° anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale.

Nikolic ha sfruttato la sua visita per colloqui bilaterali, tra cui con il presidente Putin. E' stata una buona occasione per discutere dei problemi attuali, ha detto in un'intervista con l'edizione serba di Sputnik.

"Ho ringraziato il presidente Putin per il veto della Russia sulla risoluzione di Srebrenica. Se fosse stata adottata la risoluzione, i crimini di Srebrenica sarebbero stati considerati nella storia dell'umanità come genocidio, fatto che avrebbe messo nell'ombra i veri genocidi. Ad esempio i giapponesi a Nanchino in meno di un mese hanno ucciso quasi 300mila cinesi. Non parliamo degli armeni e dgli indiani americani. O la Serbia, che è stata vittima di un genocidio per mano dei croati e tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, dal momento che per ogni soldato ucciso dalla resistenza venivano giustiziati per rappresaglia 100 civili. Tutto questo sarebbe finito in secondo piano."

Un'ondata di migranti ha travolto l'Europa, ma la Serbia non è rimasta in disparte. I migranti restano un problema serbo, sebbene non siano un problema serbo.

"In Africa si è iniziato a sparare non per colpa nostra. Non abbiamo portato via le loro ricchezze naturali, non li abbiamo bombardati, non abbiamo distrutto i loro Stati, non abbiamo affossato il prezzo del petrolio. Siamo compagni di sventura. Erano anche più ricchi di noi. Forse la loro ricchezza è motivo di molte guerre, così come la loro riluttanza a capire che tutto questo può essere distrutto. Penso che l'Iran l'abbia capito prima di chiunque altro e si è preparata. A suo tempo la Siria aveva comprato buoni armamenti ed ora nessuno ha intenzione di intervenire contro Damasco. Ma tormentano questo Paese quelli che ora legano tutti i problemi del mondo con la crisi siriana."

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