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Gli Emirati Arabi sono disposti ad accogliere i siriani?

© AP Photo / Kamran JebreiliDubai
Dubai - Sputnik Italia
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Su Twitter spopola l'hashtag “Accogliere i rifugiati siriani è un dovere del Golfo". Il governo di Abu Dhabi si difende in un comunicato ufficiale ma a quale parte del mondo i ricchi Paesi del golfo guardano sul serio?

In concomitanza con l'esodo di migranti dalla Siria, Iraq e dalle regioni africane verso l'Europa, sono cresciute le critiche nei confronti dei Paesi del Golfo, accusati d'ignorare la situazione. Su Twitter l'hashtag in lingua inglese "Accogliere i rifugiati siriani è un dovere del Golfo", quasi a volersi pulire tutti le coscienze, è stato condiviso oltre 33mila volte in una sola settimana, mentre forti critiche sono giunte da parte di organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, che hanno accusato le monarchie del Golfo di "aver offerto zero posti per il collocamento dei rifugiati siriani".

Come hanno sottolineato molti osservatori, i Paesi del Golfo dispongono di grandi risorse, economiche ed energetiche. Inoltre, la posizione geografica, il credo religioso e la lingua sono elementi che li pongono come Paesi vicini, se non amici, dei richiedenti asilo.  Ma i loro governi destinano i più alti budget alle spese militari. E, pur godendo dei più alti standard di vita,non hanno mai nemmeno aderito alla convenzione Onu sui rifugiati, del 1951.

ll governo degli Emirati Arabi Uniti difende dunque oggi il suo operato a sostegno della popolazione siriana e lo fa con un comunicato stampa, in cui elenca nel dettaglio le azioni intraprese. Secondo le autorità di Abu Dhabi, dal 2011 sono stati concessi oltre 100mila permessi di soggiorno per persone provenienti dalla Siria e al momento sarebbero oltre 242mila i siriani che vivono nel paese. Nel comunicato il governo degli Emirati ha precisato inoltre di aver speso a partire dal 2012 oltre 530 milioni di dollari in aiuti e assistenza alla popolazione siriana. E oggi da che parte stanno i ricchi Paesi del golfo?

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