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Per l'Ungheria rischio contagio malattie dai migranti

© AP Photo / Luca BrunoI migranti nel porto di Lampedusa
I migranti nel porto di Lampedusa - Sputnik Italia
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Avviso shock a Asotthalom, al confine tra Ungheria e Serbia. "Rischio contagio dalle malattie dei migranti". Come ai tempi delle leggi razziali della seconda guerra mondiale, settant'anni dopo.

"Non toccate gli oggetti lasciati dai migranti: vestiti, abiti, scatole di conserve e anche bottigliette d'acqua. I migranti portano malattie e rischiate di essere contagiati".

È l'avviso shock apparso stamane alla fermata dei bus della città ungherese di Asotthalom, al confine con la Serbia.

A riferirlo è l'Ansa che pubblica anche le due foto riportate nell'avviso firmato dalle autorità del Consiglio municipale, dove è al potere Jobbik, il partito dei "discendenti di Attila", l'ultradestra xenofoba e antisemita dell'Ungheria, e dal locale rappresentante del governo centrale di Budapest.  In una foto si vedono medici con protezioni anti infettive trasportare una persona morta in barella. La seconda immagine è un braccio devastato da piaghe.

Le autorità avvertono i cittadini che nel caso si presentino sintomi come "diarrea, vomito, esantemi sul corpo", è necessario recarsi immediatamente da un medico.

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Per il sindaco della cittadina rurale, Laszlo Toroczkai, "Bruxelles dovrebbe fare i campi di accoglienza in Arabia Saudita o Bahrein". Alla fermata dell'autobus, l'autista chiude le porte ai migranti. Sul bus nessuno dice nulla, anzi, sembrano contenti. Mentre altri concittadini danno la caccia ai profughi, che vogliono solo attraversare il Paese magiaro, nei boschi, tra gli alberi, dove cercano riparo dagli abusi della polizia.

Intanto, 500 migranti hanno sfondato il cordone di poliziotti che impediva loro di oltrepassare il confine con la Serbia, Roszke. Lì erano stati fermati dalle autorità di polizia per essere trasportati in un vicino centro per l'identificazione e la registrazione. Al grido di "No al campo", i migranti hanno sfondato il cordone e sono fuggiti.

Mentre a Bruxelles si tentano le vie della politica, nella rotta dei Balcani, anche oggi, muore l'Europa.

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