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Usa, passa l'accordo di Teheran

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Decisivo il voto della senatrice democratica Mikulski del Maryland che portato a raggiungere il numero necessario di 34 voti. Evitato così l'imbarazzo sull'eventuale veto di Obama.

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Effetto Mikulski: Barack Obama sembra avere vinto il braccio di ferro con il Congresso statunitense, a maggioranza repubblicana, innescato dalla controversa questione dell'accordo sul nucleare iraniano.

La senatrice democratica Barbara Mikulski ha infatti annunciato il sostegno all'intesa dando al presidente l'ultimo voto necessario per mettere al sicuro l'accordo raggiunto a Ginevra dopo un lungo negoziato con l'Iran e gli altri componenti del gruppo 5+1: Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania.

Quello della Mikulski è un voto decisivo perché serve a raggiungere il numero magico, il trentaquattresimo voto a favore in Senato, quota sufficiente per impedire ai repubblicani, in caso di un'eventuale bocciatura del Congresso, di superare il veto presidenziale, per superare il quale servirebbe una maggioranza dei due terzi.

Ma per l'amministrazione Obama questo rappresenta l'obiettivo di minima. Il prossimo obiettivo sarà quello di raccogliere il voto favorevole di almeno 41 dei 46 senatori democratici, per bloccare sul nascere il voto di disapprovazione del Congresso evitando al presidente l'obbligo mai gradito di dover ricorrere al veto, eventualità che metterebbe in forte imbarazzo la Casa Bianca con i partner internazionali, dimostrando la debolezza parlamentare dell'esecutivo statunitense. Al momento, solo due senatori democratici si sono espressi contro l'accordo.

Il via libera all'accordo servirà a far cessare le sanzioni che finora hanno impedito le esportazioni di petrolio iraniano, permettendo a Teheran di riconquistare il suo ruolo di potenza esportatrice, provocando un ulteriore aumento dell'offerta globale.

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