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La guerra di sanzioni continua, l’Italia paga il conto

© Foto : fornita dall'Ufficio Stampa ConfindustriaLisa Ferrarini, Vice Presidente di Confindustria per l'Europa.
Lisa Ferrarini, Vice Presidente di Confindustria per l'Europa. - Sputnik Italia
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Anche se non se ne parla più e l’emergenza immigrazione ovviamente occupa le prime di tutti i giornali italiani, le sanzioni non sono state annullate da nessuno e continuano a fare danni all’Europa, oltre che alla Russia. C’è di più, il 2 settembre gli Stati Uniti annunciano di volere ampliare ancora le sanzioni contro Mosca.

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È inutile girarci intorno: le sanzioni contro la Russia sono una vera e propria guerra, seppur economica. C'è da dire che per questa assurda guerra, alla quale partecipa purtroppo anche l'Europa, a rimetterci è proprio l'Italia, il suo eccellente "Made in Italy" apprezzato dai russi come da nessun altro. A pagarne oggi le conseguenze sono il turismo e gli imprenditori italiani.

Riusciranno mai le imprese italiane a riconquistare il mercato russo? Perché l'Europa non sblocca le sanzioni, aspetterà l'ordine d'Oltreoceano? Sputnik Italia ne ha parlato con Lisa Ferrarini, Vice Presidente di Confindustria per l'Europa.

— Quanto ha già perso l'Italia per questa guerra economica?

— Il primo anno si è parlato di circa 300 milioni di euro. Ora se l'embargo si consoliderà come temiamo, si stima per il 2015 una perdita intorno ai 3 miliardi di esportazione. L'interscambio con la Russia era arrivato a 40 miliardi, eravamo il secondo Paese dopo la Germania come esportazione da parte dell'Unione Europea. Nel 2012 abbiamo ottenuto un aumento molto importante quando c'è stata una crescita del 7% e nel 2013 dell'8% delle esportazioni. Era un mercato specializzato nel lusso, ma anche nella meccanica, nelle attrezzature agricole, un mercato del food. Quindi un "Made in Italy" di grandissima qualità. Il mercato russo ci manca molto.

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— Anche se le sanzioni cessassero un giorno, secondo lei l'Italia non rischia di perdere per sempre il mercato russo?

— Se le sanzioni dovessero finire a gennaio, anche se io non sono per niente ottimista, è un mercato che per noi sarà comunque definitivamente perso. La conquista di quote di mercato nei Paesi di esportazione implica degli anni di investimenti dispendiosi sia in termini di promozione che di sistema Paese. Sono sforzi che i nostri operatori commerciali fanno e perdendo purtroppo due anni abbondanti di esportazione, veniamo sostituiti da altri Paesi. La Cina in questo momento sta facendo la parte del leone, come anche il Sud America. Sono quei Paesi che alla fine si arroccano e tengono delle posizioni. Un mercato si può riconquistare, ma sono lacrime e sangue.

— Lei da imprenditrice capisce meglio di chiunque altro cosa provano ora gli italiani che prima facevano affari con la Russia e perdono il loro fatturato. Perché secondo lei il governo italiano non insiste con l'Europa per togliere queste benedette sanzioni?

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— Lei vede che cosa sta succedendo in Europa. Purtroppo siamo in uno stato di emergenza con tutto. Mi viene purtroppo da dire che bisogna ripensare a un'Europa diversa, pur credendo tantissimo nell'Europa. Credo fortemente nell'euro e in un'Europa unita, però gli ultimi problemi hanno dimostrato che l'Europa non è unita. La Russia e la crisi in Ucraina ce l'hanno dimostrato, come anche la stessa immigrazione. Quando esistono dei problemi nell'Europa del nord vengono trasferiti anche addosso a noi in maniera violenta senza tanti confronti. Quando vediamo problemi d'immigrazione nel bacino del sud del Mediterraneo riguardano solo i Paesi del Sud del Mediterraneo.

Se le sanzioni avessero colpito anche altri settori, probabilmente avrebbero fatto la voce grossa anche altri Paesi. Il settore del lusso viene prodotto anche da altri Paesi, ma l'Italia ha in questa sfera la bandierina. Noi siamo stati estremamente penalizzati anche nel food, sfera dove, me lo lasci dire, abbiamo la nostra bandiera in cima alla scala. Negli ultimi mesi ci sono stati dei tentativi di ingresso di merce in Russia tramite delle triangolazioni, che ovviamente sono state bloccate.

— Quali settori sono stati maggiormente colpiti?

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— Non è un problema solo di esportazione, manca tutto il turismo russo in Italia. Il danno è sia da fornitore che da cliente, il problema è duplice. Quest'anno sono veramente mancati i turisti russi nel nostro Paese. Noi sappiamo che il turismo russo è molto facoltoso con forte potere di spesa. Siamo stati colpiti duramente, questo mi dispiace molto.

— L'Italia è stata sicuramente molto colpita, ma pure la Germania ha subito importanti danni. L'Europa riuscirà ad agire nei propri interessi e tornare a collaborare a pieno con la Russia o dipende troppo dalle scelte politiche d'Oltreoceano?

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— Secondo me il problema è quello che lei ha appena detto, è l'Oltreoceano. Se verrà dato un via da oltreoceano si sbloccano le sanzioni, diversamente la situazione non si sblocca. Gli Stati Uniti ci hanno bloccato. Non mi metto a discutere di politica, non è una mia competenza, però le dico da imprenditore e da cittadino che sono molto preoccupata di tutti questi focolai e crisi geopolitiche, le quali ovviamente si riverberano in maniera incredibile e danneggiano tutto il sistema economico. Ci sono degli embarghi che diventano automatici e naturali di "pseudo vendetta" che danneggiano a macchia di leopardo tutti quanti.

— Lei è ottimista per l'evolversi della situazione?

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— C'è stata un'apertura che ha avuto l'Oltreoceano gli ultimi tempi con l'Iran, c'è stato un ringraziamento diretto a Putin. Un'altra apertura c'è stata nei confronti di Cuba. Mi auguro che la forza e l'intelligenza del Paese americano arrivi a una buona transazione. Per fare un fosso ci vogliono due rive: serve che la sponda americana si metta d'accordo con la sponda russa.

Io spero che avvenga nel più breve tempo possibile, perché noi dobbiamo esportare tutti i nostri magnifici prodotti!

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