Il piu grande giacimento di gas nel Mediterraneo cambia lo scenario energetico globale?

© AP Photo / Andrew MedichiniL'ad dell'ENI Claudio Descalzi
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“Una scoperta storica di rilevanza mondiale”. Così è stato denominato dai media in queste ore il ritrovamento da parte dell’Eni del giacimento di gas più grande nel Mediterraneo.

Non è un segreto per nessuno che l'Europa e l'Italia dipendono dal gas russo, inoltre l'ipotesi di utilizzare il gas di scisto è tanto lontana quanto gli Stati Uniti stessi.

 Il giacimento ritrovato al largo dell'Egitto potrà cambiare le carte in tavola? Questo giorno storico per l'Eni come influirà sullo scenario energetico, ma anche geopolitico globale? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società di ricerca sull'energia e l'ambiente.

© flickr.com / QuasimimeGas
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— Il ritrovamento dell'Eni del giacimento di gas al largo dell'Egitto è una scoperta davvero storica?

— Si tratta del giacimento più grande mai trovato nel Mediterraneo. Prima credevamo che giacimenti di queste dimensioni potessero trovarsi solo in Russia, Medio Oriente o negli oceani. Questa scoperta ci dice che cercando bene c'è molto gas anche nel Mediterraneo, nel mare dell'Italia e di tutti i Paesi che vi si affacciano.

— Che benefici può portare all'Italia questo ritrovamento?

— Il primo beneficio è per le nostre aziende, per l'Eni, per la Saipem, che in Italia sono trattate molto male per varie ragioni. L'Italia è un Paese che si sta deindustrializzando e che vede nelle grandi imprese qualcosa di negativo. All'estero invece stanno lavorando molto bene con grande tecnologia. Abbiamo molte imprese che potrebbero lavorare in questi progetti con investimenti dell'ordine di diverse decine di miliardi di euro.

Inoltre l'Italia ha la possibilità di diversificare i suoi approvvigionamenti di gas, non voglio dire con questo però che la Russia sia un fornitore inaffidabile.

— Come potrebbe cambiare adesso lo scenario energetico e geopolitico? Per il momento l'Italia dipende dal gas russo, ma dopo questo ritrovamento forse le carte in tavola cambieranno?

— Certo, l'Italia diversificherà gli approvvigionamenti. I primi grandi volumi di importazioni l'Eni li ha fatti prima con l'Algeria e subito dopo con la Russia. Poi sono arrivati altri fornitori, più di recente la Libia, l'Olanda, la Norvegia, il Qatar. Stiamo aumentando l'interconnessione, perché abbiamo una grande dipendenza.

Speriamo che il consumo sia per noi, per l'Egitto che per la Russia torni ad aumentare, perché il grosso problema è che abbiamo un'economia in recessione da 8 anni, la quale deve riprendere a crescere, consumare più energia e più gas.

— Secondo lei la collaborazione tra Gazprom e Eni rimarrà comunque stretta nonostante questo ritrovamento in Egitto?

© REUTERS / Sergei Karpukhin/Files Logo di Gazprom al fronte di Palazzo di Governo russo
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— Assolutamente sì. La Russia rimane sempre il Paese con le prime riserve mondiali di gas convenzionale, a basso costo, vicino all'Europa. Sicuramente ha tantissime riserve ancora da scoprire e valorizzare. Pertanto è inevitabile che ci sia un rafforzamento in futuro delle relazioni fra società italiane e Gazprom.

— Lo shale gas americano non è proprio un'alternativa al gas russo quindi?

— Lo shale gas è qualcosa di molto diverso rispetto al giacimento dell'Egitto, esiste solo negli Stati Uniti e rimarrà lì per molto tempo.

— In campo energetico l'Italia fa abbastanza?

— Non solo si è fatto abbastanza, ma si è fatto fin troppo. Siamo uno dei Paesi che ha investito di più sulle fonti rinnovabili che sono costosissime. Da questo punto di vista siamo alleati con la Russia: dobbiamo spingere per un maggior consumo di gas a livello globale. Se vogliamo ridurre l'emissione di Co2, dobbiamo puntare su un maggior impiego di gas, sia nella produzione elettrica al posto del carbone, sia nei trasporti al posto del petrolio.

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