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Israele, crollano i listini delle corporation legate al giacimento Leviathan

© AP Photo / Hasan JamaliEstrazione petrolio
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Campanello d'allarme per il governo israeliano.

Le società israeliane legate allo sviluppo del giacimento offshore Leviathan sono crollate oggi alla Borsa di Tel Aviv dopo la scoperta da parte di Eni del mega giacimento nella acque territoriali egiziane del Mar Mediterraneo, presso il prospetto esplorativo Zohr.

La holding Delek Group ha perso questa mattina il 14%, scendendo ai livelli dello scorso 23 dicembre, mentre le controllate Delek Drilling e Avner Oil Exploration hanno perso il 12%. Ratio Oil Exploration 1992, un altro partner del giacimento offshore Leviathan, è sceso del 16%, mentre l'indice Oil & Gas di Tel Aviv ha perso l'8,8%.

Dalle informazioni geologiche e geofisiche disponibili, il giacimento supergiant egiziano di Eni presenta un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas. Per l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si tratta di una "scoperta storica che sarà in grado di trasformare lo scenario energetico nel Paese".

Diversi esperti hanno evidenziato il tonfo azionario delle aziende che stanno sviluppando il giacimento in Israele, tra cui la statunitense Noble Energy, che dovrebbero esportare idrocarburi in Egitto e nella regione.

"E' ancora presto per dirlo, ma il giacimento egiziano potrebbe essere sviluppato prima del Leviathan", secondo David Shrem, analista di energia presso Sphera Fund Manager. "Questo è un campanello d'allarme per il governo israeliano", rilancia Shrem a Bloomberg.

Lo sviluppo del campo di Leviathan è al centro di polemiche tra l'esecutivo di Tel Aviv e le aziende. Il piano, in attesa di approvazione da parte della Knesset e del ministero dell'Economia, permetterebbe a Israele di esportare fino a 1,5 miliardi di metri cubi al giorno entro il 2025, secondo i dati di Barclays. Ma l'ultimo round di colloqui sulla politica di regolamentazione del gas naturale tra il governo e i rappresentanti delle imprese proprietarie delle piattaforme offshore dedicate all'estrazione del gas naturale d'Israele si è concluso senza giungere a un accordo.

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, l'incapacità di risolvere alcune questioni scottanti come il prezzo al quale il gas sarà venduto dalla Noble Energy con sede a Houston e dalla Delek Group d'Israele non ha garantito una soluzione condivisa. Le due imprese energetiche hanno il controllo monopolistico dei principali siti di gas in mare aperto. La decisione del governo israeliano di ammorbidire le condizioni non ha però sortito alcun effetto. I due gruppi stanno sviluppando il sito di Tamar, che è già in produzione, così come quello del Leviathan, i cui lavori sono stati bloccati nel corso delle controversie di regolamentazione del settore, acuitesi con il governo di Tel Aviv.

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