Pechino vende i titoli di Stato Usa. Borse in ripresa

© AP Photo / Richard DrewLa borsa di New York
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Da New York, indiscrezioni provenienti dalla Fed lasciano intendere un rinvio del rialzo dei tassi.

Borse europee in deciso progresso a metà seduta. Dopo le tensioni dei giorni scorsi oggi la situazione sembra più serena, sulla scia del maxi rimbalzo di Wall Street, che ha registrato la migliore seduta dal novembre 2011, e di Tokyo, che ha interrotto la serie negativa.

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Fonti della Fed hanno lasciato intendere che il preannunciato rialzo dei tassi non ci sarà nell'immediato e anzi potrebbe slittare all'anno prossimo. William Dudley della Federal Reserve di New York ha parlato espressamente di operazione "meno convincente" rispetto a poche settimane fa e qualche indicazione ulteriore potrebbe arrivare dal simposio di Jackson Hole, che parte oggi. L'effetto scossa su Wall Street è stato così immediato e il Dow Jones ha chiuso con un guadagno che ha sfiorato il 4%.

A Piazza Affari il Ftse Mib sale del 2,38%. Gli acquisti stanno premiando anche le principali Borse continentali, Parigi guadagna il 2,86%, Francoforte il 2,97%, e Londra  sale del 2,36%. Il petrolio Wti sale del 4,72% a 40,42 dollari al barile.

Anche Shanghai si è rafforzata fino a chiudere con un guadagno del 5,3% dopo cinque sedute negative di fila. Bene Shenzhen, che ha chiuso in rialzo del 3,3%. Sulla stessa linea Hong Kong, che ha chiuso in progresso del 3,6%, mentre la Borsa di Tokyo ha chiuso in recupero dell'1,08%.

Nella notte, la Banca centrale cinese è intervenuta nuovamente sui mercati con 150 miliardi di yuan (23,4 miliardi di dollari) di pronti contro termine. Un'altra decisione è stata presa sul versante valutario, con una nuova svalutazione: il tasso di riferimento dello yuan è stato tagliato verso il dollaro ai minimi degli ultimi 4 anni (dall'agosto 2011) a 6,4085 yuan verso il biglietto verde. Si tratta di una riduzione dello 0,07% rispetto ai livelli della vigilia. Secondo quanto riporta Bloomberg, Pechino avrebbe inoltre venduto una fetta dei titoli di Stato Usa in portafoglio, per cercare di regolare la svalutazione della moneta propria.

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