Prospettive nere per i prezzi del petrolio

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I prezzi del petrolio continuano a scivolare verso il basso. Nella giornata di ieri si sono fermati a 43 dollari al barile, il livello più basso negli ultimi 6 anni. Ci sono molti motivi, tra cui l'imminente ritorno dell'Iran nel mercato mondiale del petrolio.

L'Iran potrebbe immettere nel mercato dai 500mila fino ad 1 milione di barili di petrolio al giorno. Con l'attuale domanda giornaliera globale di circa 90 milioni di barili, il petrolio iraniano non farà la differenza. D'altra parte la borsa, dove viene negoziato il petrolio, è psicologia. Qualsiasi dichiarazione degli esponenti politici iraniani e degli esperti del petrolio si ripercuote sulle persone coinvolte nella determinazione dei prezzi del petrolio in borsa. Naturalmente ci sarà volatilità nel prezzo dell'oro nero per l'Iran, ma non sarà un movimento catastrofico, ritiene Nina Mamedova, direttrice del dipartimento iraniano dell'Istituto di Studi Orientali dell'Accademia Russa delle Scienze:

"Difficilmente si può affermare che la fornitura supplementare di petrolio da parte dell'Iran possa causare una forte diminuzione del prezzo dell'oro nero. I prezzi hanno cominciato a cedere quando l'Iran aveva dimezzato le sue esportazioni di petrolio a seguito delle sanzioni. Logicamente sarebbe dovuto avvenire il contrario: non appena le esportazioni di petrolio iraniano erano diminuite, i prezzi sarebbero dovuti salire. Ma non è accaduto."

In effetti dopo l'introduzione delle sanzioni contro l'Iran nel 2012, per 2 anni fino alla caduta del 2014 il petrolio è rimasto nell'intervallo tra i 90 e 113 dollari al barile. Non è stato notato un effetto rilevante a seguito della riduzione delle esportazioni di petrolio iraniano. La ragione principale di questo calo dei prezzi del petrolio è lo squilibrio tra la domanda e l'offerta. C'è troppo petrolio.

L'Arabia Saudita ha lanciato nuove estrazioni di petrolio, temendo che il mercato venisse occupato dai concorrenti. Le monarchie del Golfo produttori di petrolio cercano di seguire la linea dei sauditi.

Il ministro del Petrolio dell'Iran Bijan Namdar Zanganeh ha recentemente dichiarato: "Aumenteremo la produzione di petrolio a qualsiasi prezzo, non abbiamo altre alternative. Se la produzione di petrolio non sarà aumentata rapidamente, continueremo a perdere quote di mercato."

Così la produzione totale dei Paesi membri dell'OPEC può raggiungere nel prossimo futuro il valore record di 33 milioni di barili al giorno. Rimane alta la produzione di greggio negli Stati Uniti, che continua a sfruttare il petrolio di scisto (shale oil). La produzione di petrolio non viene ridotta né in Russia, né nell'Unione Europea così come in tutti i Paesi produttori di petrolio.

Secondo l'ex top manager di "British Petroleum" Nick Butler, il mondo deve fare i conti con la cosiddetta "tempesta perfetta".

L'offerta sul mercato continua a crescere, perché per 10 anni gli alti prezzi del petrolio hanno costretto i Paese ad investire attivamente nello sviluppo delle tecniche estrattive e nei giacimenti. Il collega di Butler dell'Eni Leonardo Maugeri sostiene che non esiste alcun meccanismo che possa limitare l'impatto negativo di questo fenomeno.

Ha predetto che il prossimo anno il prezzo del petrolio potrebbe scendere fino ai 30 $ al barile.

L'eccesso di offerta di petrolio è stato frutto del calo della domanda. L'economia cinese, secondo consumatore di petrolio al mondo, non cresce più di quello previsto. Ci sono problemi con l'economia del Giappone (terzo consumatore di petrolio al mondo). Non fila tutto liscio con il più grande consumatore di petrolio, gli Stati Uniti.

Le prospettive di ripresa del prezzo del petrolio fino a 70-80 $ al barile sono molto grigie.

Butler ritiene che al momento il mondo si trovi all'inizio di un lungo ciclo di bassi prezzi del petrolio. Questa crisi durerà molto più a lungo della crisi degli anni '80.

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