Autostrada tra Belgrado e Budapest diventa strada dei profughi

© AP Photo / Edvard MolnarMigranti siriani in marcia verso confine serbo-ungherese
Migranti siriani in marcia verso confine serbo-ungherese - Sputnik Italia
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L’autostrada tra Belgrado e Budapest è diventata strada dei migranti che dalla Serbia cercano di raggiungere l’Ungheria.

Si mettono in viaggio la mattina presto o nella tarda serata, perché sperano che così sia più facile sfuggire alla polizia ungherese.

Tra di loro ci sono molti bambini e ragazzi giovanissimi. Parecchi camminano a piedi nudi. Pur essendo stanchi e affamati, cercano di non fermarsi per raggiungere quanto prima l'Europa, dove, come sperano, li attende una vita tranquilla.

Arrivano in Serbia in vari modi. La maggioranza con autobus o su ferrovia, chi ha i soldi, affitta macchine private, ma c'è chi viene anche a piedi.

Uno dei profughi ha detto a "Sputnik Serbia: "Sono curdo e vengo dalla Turchia. Voglio andare in Europa. Tutti ci trattano come nazisti, come se avessimo la colpa di aver dovuto lasciare il nostro paese". Poi si è rifiutato di parlare.

Arrivati alla frontiera, i profughi lasciano l'autostrada e invadono le strade di campagna per entrare clandestinamente in Ungheria. La maggioranza finisce nelle mani della polizia, che controlla i documenti e spedisce i profughi nel centro di accoglienza, situato nella cittadina di Mórahalom, a 10 km dalla frontiera. I profughi non oppongono nessuna resistenza.

Il numero dei profughi continua a crescere, ma pare che non diano fastidio agli abitanti locali. "Sono tranquilli e fanno quello che gli dice la polizia. Ogni tanto c'è qualche rissa, ma non è nulla di grave", — ha detto a "Sputnik" una delle abitanti della città ungherese.

Infatti, i migranti sembrano tranquilli, ma anche parecchio spaventati. Fai un passo verso di loro, e loro fanno due passi indietro. Quando però capiscono che non vuoi fargli del male, parlano un po' con te, ma non ti permettono di fare le foto. La maggioranza viene dalla Turchia, Afghanistan o Siria. Budapest è per loro soltanto un punto di transito, la "terra promessa", per la maggioranza, è la Germania.

Agenti di polizia dicono soltanto che fermano dei migranti ogni giorno, quale sia la procedura successiva, non sono autorizzati a dirlo. Tuttavia ci danno il loro permesso per fare delle foto al "muro" che viene costruito lungo il confine con la Serbia. La prima impressione è che questo sbarramento difficilmente potrà scoraggiare coloro che cercano di entrare in Ungheria. L'effetto, caso mai, potrà essere soltanto psicologico: il muro deve far capire ai profughi che non sono attesi in Ungheria.

A un certo punto da Mórahalom arriva un vecchio autobus che dovrà riportare in Serbia i profughi deportati dall'Ungheria. In Serbia i profughi devono nuovamente andare nel centro di accoglienza. Qui si fermeranno per alcuni giorni e poi cercheranno nuovamente di raggiungere l'Ungheria. E così una volta dopo l'altra, fino a quando i politici europei, che insieme ai loro colleghi d'oltreoceano hanno voluto "stuzzicare il vespaio" in Africa e nel Medio Oriente, non si faranno avanti con una soluzione, naturalmente, se ne hanno una.    

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