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Giuseppe di Taranto: “L’Italia non è la Grecia”

© Fotobank.ru/Getty Images / Franco OrigliaIl primo ministro italiano Matteo Renzi e il ministro per l`Economia e Finanze Pier Carlo Padoan
Il primo ministro italiano Matteo Renzi e il ministro per l`Economia e Finanze Pier Carlo Padoan - Sputnik Italia
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Secondo alcuni economisti, dopo il caso emblematico della Grecia, la “spada di Damocle” è in questo momento sospesa sull’Italia.

Nonostante tutte le manovre finanziarie pubblicizzate dal governo Matteo Renzi, secondo le stime della Banca Italia, il debito pubblico italiano ha ultimamente raggiunto un livello storico assoluto di 2,200 miliardi di euro.  

L'economista Giuseppe Di Taranto ha espresso a Sputnik-Italia un parere alternativo.

© FotoEsposizione finanziaria verso la Grecia, prima e dopo la crisi
Esposizione finanziaria verso la Grecia, prima e dopo la crisi - Sputnik Italia
Esposizione finanziaria verso la Grecia, prima e dopo la crisi

- А Suo avviso, l'Italia davvero rischia la bancarotta? Le riforme che sta promuovendo oggi il premier Renzi sono sufficienti per non lasciare il paese di finire sul banco degli imputati come la Grecia?

— "Sicuramente le riforme sono sufficienti ma c'è anche da dire che la situazione economica in Italia è completamente diversa. Perché l'Italia (o meglio gli italiani) possiedono un patrimonio sia privato, sia pubblico che è di circa tre volte lo stesso debito pubblico. Quindi, è imprevedibile che l'Italia possa attentare un fallimento come stava accadendo per la Grecia".

— In che modo il governo deve intervenire per riattivare la crescita, se teniamo presente il giudizio espresso dal Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale in Italia occorrerebbero 20 anni per riportare l'occupazione ai livelli pre-crisi?

- "Ho letto il giudizio del FMI. Però non dimentichiamo che questa valutazione contiene tutti gli anni della crisi, a partire dal 2007. Questo significa che adesso noi abbiamo avuto già otto anni di crisi, come molti paesi europei, in particolare del sud dell'Unione monetaria europea. Ora le cose sicuramente si stanno migliorando. Tanto è vero che quest'anno si prevede un incremento del PIL del 0,7 per cento e nel 2016 avremo l'incremento del PIL di 6 per cento. E governo deve realizzare tutte le riforme annunciate e poi siamo aiutati sia dalla svalutazione dell'euro che sta avendo in questo periodo, sia dall'abbassamento del prezzo del petrolio che è ormai da circa un anno è di 50 per cento in meno".

- Dopo l'accordo raggiunto sulla Grecia, il cammino verso l'approvazione della legge di stabilita italiana diventa per l'Italia più facile o, al contrario, più impegnativo?

© AFP 2021 / Georges GobetFMI:ci vorranno 10 anni alla Spagna e quasi 20 anni a Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi”
FMI:ci vorranno 10 anni alla Spagna e quasi 20 anni a Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi” - Sputnik Italia
FMI:ci vorranno 10 anni alla Spagna e quasi 20 anni a Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi”

-"Credo che siano due cose del tutto indipendenti. Penso che la prossima legge finanziaria dovrebbe tenere presente alcune proiezioni dell'economia italiana. Deve essere quindi questa misura che definitivamente riporterà  il paese sulla via della crescita". 

— Negli ultimi mesi in Italia si parla molto dell'uscita dall'eurozona. Il Movimento 5 Stelle sta raccogliendo le firme per organizzare un referendum su questo argomento. Inoltre, secondo l'ultimo rapporto Eurispes, il 55,5 per cento degli euroscettici è convinto che l'Italia debba uscire dall'euro perché la moneta unica viene considerata il motivo principale dell'indebolimento dell'economia italiana. Che futuro prevede per l'Italia nell'eurozona?

—  "Sicuramente l'euro è stato molto criticato in Italia ma questo è successo perché il problema non è la moneta unica ma le regole sulla moneta unica. Queste regole che stanno agevolando alcuni paesi del nord come la Germania. E'  evidente e fondamentale cambiare i tratti europei sia quello di Maastricht, sia quello di Lisbona. Altrimenti noi avremmo due aree in Europa: una sempre più forte, i paesi del nord, grazie all'euro e una sempre più debole a causa dell'euro concentra nei paesi del sud Europa".

— Quindi, Lei è d'accordo con il Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che nella sua ultima intervista al Financial Times ha riconosciuto che l'esistente meccanismo monetario dell'Ue dev'essere rinnovato, altrimenti molti paesi europei inizieranno a scappare dall'Unione. A Suo avviso, con quali strumenti si può raggiungere questo obiettivo? 

— "Sicuramente condivido il parere del Ministro. Vi do un dato che, a mio avviso, è molto importante. Se non ci fosse stato l'euro, il marco tedesco ci sarebbe rivalutato del 40 per cento. Questo proprio è la controprova che il Trattato del Maastricht e quello di Lisbona agevolano alcuni paesi rispetto ad altri. Ecco perché io sono d'accordo con Padoan — è arrivato il momento di cambiare trattati. L'alternativa, altrimenti, sarà l'uscita dell'Italia dall'euro ma la fine dell'Unione Monetaria Europea".

 

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