USA e Cuba: scontro tra treno e bicicletta

© REUTERS / Jonathan ErnstMinistro degli Esteri cubano Bruno Eduardo Rodriguez Parilla e John Kerry
Ministro degli Esteri cubano Bruno Eduardo Rodriguez Parilla e John Kerry - Sputnik Italia
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L’apertura dell’ambasciata statunisensa all’Avana e quella cubana a Washington dovrebbe diventare un simbolo di ripristino delle relazioni diplomatiche interrotte più di 50 anni fa. Però, entrambe le parti hanno fatto capire che ci sono ancora molte domande.

Alla conferenza stampa congiunta del Segretario di Stato John Kerry con il capo della diplomazia cubana Bruno Rodriguez che si è tenuta dopo i colloqui a Washington Rodriguez ha ancora una volta sollevato la questione sull' "occupazione illecita dei territori a Guantanamo e la necessità di rispettare interamente la sovranità" del suo paese. Kerry ha ascoltato in silenzio ed ha risposto solo quando è stato interpellato direttamente.

"Al momento attuale da parte nostra non ci sono discussioni né intenzioni di rivedere l'accordo d'affitto della base a Guantanamo",

ha risposto Kerry, dicendo di comprendere che "Cuba ha dei forti sentimenti in merito".

"L'incontro tra USA e Cuba assomiglia ad uno scontro tra treno e bicilcletta. Gli Stati Uniti pianificano di cambiare il regime politico sull'isola. Cuba vuole aprire i canali commerciali bloccati da Washington per più di 50 anni. Da qualsiasi punto la si guardi emerge una contraddizione tra questi scopi", ha detto il giornalista a Sputnik.Malgrado una normalizzazione apparente dei rapporti, gli scopi degli USA e di Cuba sono contradditori gli uni agli altri, come spiega il giornalista panamense Marco A. Gandásegui, jr.

"Gli USA hanno capito che solo un'invasione all'isola corrisponde ai loro interessi. Ma non invasione militare. Pianificano un'invasione economica che, a condizione che la gestione sia giusta, possa destabilizzare la rivoluzione cubana", ritiene Gandásegui, jr.

"Cuba ha capito che sarebbe riuscita a soppravivere solo se avesse saputo ambientarsi nel mondo capitalistico. Ma la questione è se Cuba potrà fare un passo verso gli USA", ha agguinto il giornalista.

"Cuba sa che gli USA puntano a destabilizzare la rivoluzione. E questi ultimi non nascondono le proprie intenzioni. La loro strategia è enere i soldi della popolazione cubana. 

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Un piano "B" dopo il fiasco del 1959. Per Cuba è un'opportunità storica di sfruttare la congiuntura e creare una rete internazionale globale di legami politici e economici allo scopo di preservare se stessi", conclude Gandásegui, jr.

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