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Generale Mini. Con la creazione di un esercito unico europeo la Nato sarebbe pleonastica

© AP Photo / Yves LoggheQuartiere Generale della NATO a Bruxelles.
Quartiere Generale della NATO a Bruxelles. - Sputnik Italia
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“Chi da sempre è stato contrario a un esercito unico europeo è la Nato. Gli USA, che agiscono per conto e in nome della Nato, non hanno alcun interesse ad avere un cliente unico, bensì necessitano di molti clienti, con molti bilanci e con molti sprechi, generando duplicazioni di strutture che aumentano le spese e diminuiscono la difesa.”

Un recente sondaggio condotto dall'istituto ICM Research per conto dell'Agenzia di notizie Sputnik rivela che il 37% dei francesi, il 36% dei tedeschi e il 19% degli inglesi ritiene che l'Europa si debba dotare di un esercito unico comune per la propria sicurezza, mentre il 37% dei francesi, il 47% dei tedeschi e il 48% degli inglesi intervistati è favorevole alla presenza di truppe Nato sul suolo del proprio paese.

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Sulla creazione di un unico esercito europeo, il generale Fabio Mini, esperto di geopolitica e analisi strategica su territori di guerra, comandante della missione italiana in Kosovo tra il 2002 e il 2003, è entusiasta e allo stesso tempo scettico. L'idea delle Forze armate europee gli piace da sempre, anzi, la ritiene un sogno. Purché però non siano un doppione dell'esistente.

- Generale, cosa pensa della proposta di un esercito europeo? Potrebbe essere la volta buona, per un progetto ventilato da anni?

— Questa proposta è sempre stata una mia fissazione. La stessa ragione di vita dell'Unione Europea sta nella sicurezza unica e soprattutto nella sicurezza militare assicurata da uno strumento unico che non sia una ripetizione o una replica di altre cose. Chi da sempre è stato contrario a un esercito unico europeo è la Nato. In particolar modo, gli Stati Uniti, che agiscono per conto e in nome della Nato, non hanno alcun interesse, soprattutto dal punto di vista industriale, ad avere un cliente unico, bensì necessitano di molti clienti, con molti bilanci e con molti sprechi, generando duplicazioni di strutture che aumentano le spese e diminuiscono la difesa. La condizione essenziale, quindi, per poter sviluppare quest'idea è che lo strumento militare sia uno. Servono forze europee, ma non a fianco di quelle Nato, di quelle nazionali, di quelle subnazionali come le riserve, eccetera.

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- Quali sono le caratteristiche fondamentali della riforma, perché dia la luce a uno strumento militare efficace?

— Prima di tutto, ripeto, non deve essere un doppione. Poi dev'essere permanente, così da diventare un pilastro dell'Europa nell'ambito della Nato. Se non creiamo un esercito unico europeo e soprattutto se non riduciamo e razionalizziamo tutti gli eserciti nazionali saremo sempre un'Europa che non conta niente, anzi, faremo sempre finta di contare qualcosa nell'ambito della Nato, ma non è così.

- Quali sarebbero i vantaggi per l'Europa, se avesse uno strumento militare efficace?

— Sarebbe la svolta, in grado di far contare l'Europa molto più di quello che conta al momento. Adesso noi formalmente siamo molto interlocutori, abbiamo molti rappresentanti di Paesi che formalmente dovrebbero stare sullo stesso scalino di parità, ma in realtà gli organismi burocratici della Nato fanno soltanto gli interessi dei grandi attori, a questo punto, solamente degli USA. Con la realizzazione di un esercito unico europeo, la Nato diventerebbe assolutamente pleonastica, ma anche se si volesse mantenerla in vita, avrebbe un senso solamente con tre membri, Stati Uniti, Canada e Unione Europea. La situazione attuale invece rappresenta una totale ipocrisia. Non corrisponde al vero il fatto che ognuno dei 28 Paesi membri della Nato abbia a disposizione un voto oggi, perché tutte le teste devono pensare come una testa unica e coloro che non pensano è meglio che stiano zitti. D'altronde, poichè esiste la norma che il silenzio è assenso, tutti quanti dicono di sì anche non dicendo niente. E' oramai una questione veramente kafkiana: se noi non usciamo da questa ambiguità non saremo mai veramente né liberi né indipendenti.

- A proposito di libertà, un documento desecretato del Pentagono, datato 2012, conferma che l'Isis, i cui primi nuclei vengono usati dalla Nato per demolire con la guerra lo Stato libico, si forma in Siria reclutando soprattutto militanti salafiti sunniti. Finanziati da Arabia Saudita e altre monarchie, essi vengono riforniti di armi attraverso una rete della Cia, con l'obiettivo di "stabilire un principato salafita nella Siria orientale", in funzione anti-sciita, e da qui scatenare l'offensiva in Iraq quando il governo dello sciita al-Maliki si allontani da Washington, avvicinandosi a Pechino e Mosca. Il giorno stesso della strage in Tunisia, il segretario Usa alla difesa, Ash Carter ha dichiarato: "Un anno fa la Nato si chiedeva che cosa avrebbe fatto dopo l'Afghanistan. Quest'anno abbiamo scoperto non solo una ma due cose da affrontare: l'Isis e la Russia di Putin". Come valuta le mosse degli USA?

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- Gli Stati Uniti hanno il sogno del ritorno alla guerra fredda, ai grandi blocchi, perché in un mondo variegato non ci capiscono niente, non sanno come muoversi. Gli USA conoscono la geopolitica solamente in un mondo fatto a due, ma, purtroppo per gli americani, il mondo non è fatto a due, soprattutto il mondo di oggi, che è fatto a molti, e non soltanto perché si possano aggiungere la Cina o l'India o qualsiasi altra cosa, ma perché è proprio il mondo delle nazionalità che adesso è più articolato e anche più importante dal punto di vista geopolitico e strategico.

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