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La Russofobia non va più via

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Chris Roman, politologo, direttore del centro di analisi "Euro-Rus", con sede a Bruxelles si è espresso in questi termini dopo la notizia del sequestro delle proprietà russe in Belgio.

In realtà è tutta l'ideologia anglosassone, dominante nel mondo occidentale, ad essere ingannevole. Su di essa trionfano valori attraenti: democrazia, sovranità della legge, ricerca della felicità e così via. L'essenza interiore e per niente pubblicizzata di questa ideologia è quasi del tutto darwinistica. Dopo aver prenotato il proprio posto in cima alla gerarchia sociale, gli anglosassoni regolano tutta l'umanità basandosi sui propri interessi, fantasie e preferenze. Le conseguenze di questa regolamentazioni sono altrettante gerarchie, sociali, religiose, razziali. I Russi e gli ortodossi in queste "competizioni" non figurano tra i "premiati".

Le opinioni razziste e russofobe in Occidente sono diffuse da tempo e non vengono condivise soltanto dagli ideologi del mondo anglosassone. Uno dei più famosi ideologi della Russofobia, da già 175 anni, è il marchese De Coustin, il quale nell'estate e nell'autunno del 1839 soggiornò nell'Impero Russo. Dopo aver solcato le nostre terre per meno di quattro mesi il viaggiatore francese scrisse il libro "La Russia nel 1839", dopo la cui pubblicazione nel 1843, si guadagnò la fama di maggiore specialista sulla Russia in Occidente e nell'ambiente degli intellettuali russi verso l'Occidente orientati.

Egli osservò come nel carattere dei russi vi siano "più finezza che delicatezza, più buonismo che bontà, più indulgenza che tenerezza, più astuzia che inventiva, più sarcasmo che immaginazione, più spirito d'osservazione, che intelligenza, ma più di tutto in loro (nei russi) c'è parsimonia. Non lavorano per raggiungere dei risultati utili, ma esclusivamente per una ricompensa. Il fuoco del talento è a loro sconosciuto, non conoscono l'entusiasmo creatore di tutto ciò che è magnifico… le più alte vette del genio per loro sono irraggiungibili".

Pertanto egli non considerava dei geni Aleksandr Pushkin, che all'epoca della visita di Coustin aveva già composto i suoi capolavori ed era già passato a miglior vita sotto il proiettile di George Dantes oppure due autori che avevano già fatto parlare di sè, come Mikhail Lermontov e Nikolaj Gogol (le cui "Serate in una fattoria vicino Dikanka" erano largamente conosciute ed il "Revisore" pubblicato).

Ai giorni nostri, conclude Chris Roman, la propaganda antirussa è forte come neanche fu quella antisovietica negli anni '50. "Di ogni cosa che succede è colpa della Russia. Peccato che ogni giorno ci sono sempre più casi in cui i media europei non stanno dalla parte della verità". 

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