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Capo polizia italiana: Sospetti su terroristi nel traffico migranti

© AFP 2021 / MAHMUD TURKIAMigranti su una delle tante carrette del mare in navigazione nel mare tra la Libia e l'Italia.
Migranti su una delle tante carrette del mare in navigazione nel mare tra la Libia e l'Italia. - Sputnik Italia
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Alessandro Pansa in audizione parlamentare sul tema dell'immigrazione: elementi di sospetto su organizzazioni terroristiche operanti in Libia.

Potrebbero esserci gruppi jihadisti dietro la tratta di migranti della sponda sud del Mediterraneo. E' quanto riferito ieri dal capo della polizia italiana, il prefetto Alessandro Pansa, in una doppia audizione presso la Camera ed il Senato sul tema dell'immigrazione.

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Pansa ha spiegato che rispetto ai semplici segnali che nei primi mesi dello scorso anno si erano avuti circa la presenza dei gruppi terroristici a gestire il traffico di essere umani, oggi si rilevano veri e propri "elementi di sospetto". Pur in assenza di riscontri precisi il prefetto ha parlato di una intensificazione dei controlli sui migranti sbarcati nelle ultime settimane e di operazioni di intelligence che stanno tuttora scandagliando la storia recente di alcuni stranieri giunti in Italia di recente.

Le analisi degli 007 italiani fino ad oggi avevano ricostruito legami tra i trafficanti e gruppi jihadisti come Al Ansar al Shariah, in forza soprattutto dei legami tribali in Libia. Ma i profitti che il traffico di profughi genera sono elevati e, con l'occupazione di intere regioni costiere da parte dell'ISIS, è difficile pensare che il califfato non abbia voluto mettere le mani su una preziosa fonte di finanziamento.

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Parlando poi del rischio di terroristi sui barconi, come più volte detto in queste settimane, il capo della polizia non ha potuto escludere l'eventualità, ribadendo però ancora una volta che non ci sono segnali concreti di questo pericolo.

Allarme poi sui rimpatri e sulle strutture di identificazione ed espulsione. Sul primo punto, dopo avere fornito le cifre relative ai provvedimenti emessi dalle autorità negli ultimi due anni, Pansa ha sottolineato la difficoltà di portare a termine le procedure per l'espulsione ed il rimpatrio, a causa principalmente della scarsa collaborazione dei paesi di provenienza e delle difficoltà nell'identificazione. Sul piano invece dei CIE, il prefetto ha ribadito l'essenzialità di tali strutture.

"Abbiamo bisogno dei Cie — ha detto Pansa — in Italia non sono amati, abbiamo pochi posti, non riusciamo a costruirli perchè c'è forte opposizione delle popolazioni, ma per noi e' difficile gestire i rimpatri senza strumenti adeguati come i Cie".

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