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Gli indiani d’America contro il fracking

© flickr.com / Matt' JohnsonLo stato di Nuovo Messico (New Mexico), USA
Lo stato di Nuovo Messico (New Mexico), USA - Sputnik Italia
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Chaco è patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco.

Nella culla della civiltà degli indiani d'America, sorgono le rovine di Anasazi, una località scavata nella roccia mille anni fa dalle tribù Navajo, Hopi e Pueblo. Proprio qui nacque una comunità bene organizzata, con produzione di ceramiche, vivaci commerci, un'architettura particolare, diversa da qualsiasi cosa costruita prima o dopo, e una sorta di venerazione di uccelli esotici. E' un luogo considerato ancor oggi sacro dai pochi indiani che vorrebbero continuare a vivere nella natura incontaminata.

Ma, proprio qui, in uno dei soli venti siti Unesco presenti nel vasto territorio degli Stati Uniti, lo Stato del New Mexico ha consentito che le trivelle del fracking arrivassero già dal 2009.

E così, un gruppo di attivisti indiani, riuniti nel Diné Citizens Against Ruining Our Environment, assieme ad altri gruppi nazionali, fra cui il National Defense Resource Council di Robert Redford, hanno denunciato l'ente americano che gestisce i terreni pubblici — l'US Bureau of Land Management (BLM) — e il Dipartimento dell'Interno per poca trasparenza.

Lamentando inquinamento nell'aria, nell'atmosfera e nei terreni, gli indiani hanno chiesto di rendere nulli 130 permessi di fracking dati dal BLM perche' contrari al National Environmental Policy Act e al National Historic Preservation Act.

Una decisione del governo è attesa per la fine dell'anno.

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