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Gli USA pianificano “occupazione” politica dell'America Latina

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Gli Stati Uniti hanno perso "la lotta per il potere" in molti Paesi della regione e si preparano ad una nuova "ingerenza politica". Tuttavia i Paesi sudamericani hanno già capito che l'arrivo di Washington non porterà altro che instabilità economica e perdita di sovranità, ritiene il professore emerito americano James Petras.

Washington prosegue gli sforzi per ottenere il controllo sui regimi politici occidentali mettendo nel mirino i Paesi latino-americani con la politica del "bastone e della carota", ritiene James Petras, professore emerito di sociologia della Binghamton University di New York.

"Gli Stati Uniti perseguono una politica su 2 piani basata sulla combinazione tra le riforme delle istituzioni regionali esistenti e il rovesciamento dei regimi e la repressione dei movimenti politici tramite l'intervento militare,"

— suppone Petras.

Secondo il professore, gli ultimi 15 anni hanno dimostrato che Washington non è riuscita a prevenire l'ondata dei movimenti "anti-imperialisti" in America Latina. Gli Stati Uniti hanno perso la "battaglia di potere" aprendo la strada a governi di sinistra in Venezuela, Argentina, Ecuador, Bolivia, Brasile, Uruguay, Paraguay, Honduras e Nicaragua.

Il "riscaldamento" delle relazioni con Cuba può essere considerato parte di una strategia più ampia per una nuova "ingerenza politica". Con l'apertura a L'Avana, la Casa Bianca rinnova i tentativi di ripristinare "regimi amici" nel nuovo panorama politico dell'emisfero occidentale.

 

 

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