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Istruzione, sciopero nazionale contro “la Buona Scuola”

© AP Photo / Luca BrunoLe manifestazioni in 7 città contro il disegno di legge sulla riforma della scuola. Le tre principali sigle sindacali riunite dopo 10 anni per dire no alla “Buona Scuola”.
Le manifestazioni in 7 città contro il disegno di legge sulla riforma della scuola. Le tre principali sigle sindacali riunite dopo 10 anni per dire no alla “Buona Scuola”. - Sputnik Italia
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Giornata di mobilitazione in tutta Italia, con manifestazioni in 7 città contro il disegno di legge sulla riforma della scuola. Le tre principali sigle sindacali riunite dopo 10 anni per dire no alla “Buona Scuola”.

Il prologo di questa notte, con il flash mob degli studenti davanti al Ministero dell'Istruzione per chiedere "una buona scuola davvero", come recita lo striscione che l'Unione degli Universitari hanno affisso davanti all'entrata del MIUR, era solo l'antipasto.

© Foto : Ministero IstruzioneIl 15 dicembre il Ministro Giannini ha presentato i risultati della consultazione su #labuonascuola.
Il 15 dicembre il Ministro Giannini ha presentato i risultati della consultazione su #labuonascuola. - Sputnik Italia
Il 15 dicembre il Ministro Giannini ha presentato i risultati della consultazione su #labuonascuola.

Già cominciate alle prime ore di questa mattina le manifestazioni in tutta Italia per protestare contro il disegno di legge di riforma della scuola italiana. A 7 anni dalle proteste contro la riforma Gelmini, le tre principali sigle sindacali hanno promosso una mobilitazione unitaria, con uno sciopero generale del comparto e cortei in 7 diverse città italiane, che coinvolgeranno studenti e lavoratori degli istituti scolastici italiani.

La manifestazione più importante è senza dubbio quella partita da Piazza della Repubblica a Roma questa mattina alle 9, ma anche a Milano, Aosta, Bari, Catania, Palermo e Cagliari, sono già partiti cortei ed iniziative di protesta.

Nel merito delle ragioni della protesta, in testa alle preoccupazioni dei manifestanti c'è il ruolo del preside, ridisegnato dal ddl come una figura dotata di maggiori poteri rispetto al passato, con il rischio, così come descritto dai docenti che animano la protesta, di ridurre sensibilmente i poteri degli organi collegiali di un istituto.

Altro punto delicato, su cui i sindacati ribadiranno la necessità di un cambiamento, è rappresentato dalle assunzioni dei precari, che non saranno, secondo quanto previsto attualmente dal ddl, tutti assorbiti a ruolo. Infine la questione dei fondi alle private ed il rinnovo del contratto nazionale, bloccato ormai da 7 anni.

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