Gentiloni: Salviamo i cristiani perseguitati

© AP Photo / Ebrahim NorooziIl ministro Gentiloni ha dichuarato che nella crisi libica l’Italia appoggia il dialogo portato avanti dall’Onu
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Il ministro degli Esteri italiano sull'orrore fondamentalista delle persecuzioni, non esclude l'opzione militare. L'appello di Papa Francesco all'Angelus di ieri: Il mondo non sia inerte.

In una intervista apparsa questa mattina sulle pagine de Il Corriere della Sera, il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni ha ribadito la necessità di contrastare l'azione dell'ISIS anche con l'uso della forza. Ed è stato proprio questo passaggio dell'intervista ad aprire questa mattina sui media italiani il dibattito sull'opzione militare.

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"Per contrastare il terrorismo è inevitabile il risvolto militare. Qualcuno potrà scandalizzarsi, ma questi gruppi vanno affrontati anche sul piano militare". Gentiloni ha ricordato la partecipazione italiana da diversi mesi, sotto egida ONU, delle missioni in Siria e Iraq ed ha sottolineato come l'uso della forza potrebbe risultare decisivo anche a contrasto delle persecuzioni ai danni delle popolazioni cristiane nei territori occupati dai jihadisti.

Questa mattina poi, ai microfoni della trasmissione Radio Anch'io, il ministro ha precisato che "non escludere l'opzione militare fa titolo, ma non è l'unica risposta al terrorismo".

Un forte appello era giunto ieri da piazza San Pietro, dove Papa Francesco aveva esortato il mondo a non essere indifferente nei confronti delle violenze subite dai cristiani e dalle altre minorane religiose nel mondo.

"La comunità internazionale — ha detto il regina Coeli del lunedì dell'Angelo — non sia inerte di fronte all'inaccettabile crimine dell'essere uccisi sono perchè di fede cristiana. Auspico davvero — ha concluso Bergoglio — che la comunità internazionale non giri lo sguardo dall'altra parte". 

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