30 agosto 2014, 14:59

Pericolo Terza Guerra mondiale, come scacciare la psicosi creata dai media

Pericolo Terza Guerra mondiale, come scacciare la psicosi creata dai media

Sembra che ultimamente il mondo sia impazzito. Le notizie dai campi di battaglia non s'interrompono mai ed i mass media incessantemente gonfiano le notizie sull'aumento giornaliero del numero di morti in seguito ai cannoneggiamenti e sulle file dei profughi. Tahir Bazarov, dottore in scienze psicologiche, professore dell'Università Statale di Mosca M.Lomonosov, in un'intervista esclusiva concessa a La Voce della Russia ha raccontato di come non farsi prendere dagli umori da panico e smettere di pensare all'ipotesi dello scoppio della Terza guerra mondiale.

- Come non farsi prendere da una simile isteria di massa e perché tutto questo è apparso alla vigilia del Centenario dell'inizio della Prima guerra mondiale?

- A distanza di 100 anni dal'inizio della Prima guerra mondiale il presentimento di una minaccia incombente della Terza guerra mondiale sta diventando particolarmente percettibile. 100 anni fa l'umanità (innanzitutto la civiltà europea) per la prima volta ha affrontato il fenomeno di una "Guerra mondiale". Che cosa significa? Principalmente il cambiamento radicale dell'intero modo di vivere di milioni di persone. Anche se per gli abitanti dell'Europa il periodo di tempo antecedente la guerra non era particolarmente felice o spensierato, ma un periodo di speranze e aspettative verso un futuro prevedibile. Ed ecco inaspettatamente milioni di vittime umane e il drastico cambiamento delle relazioni tra gli stati. La cosa principale è l'impossibilità di influenzare gli avvenimenti in corso. Preferenze individuali, l'esistenza di un'opinione personale sono diventate insignificanti di fronte a un'idea nazionale di gruppo.

Poi è seguita la Seconda guerra mondiale, la quale nella misura ancora più grande ha svalutato il valore della vita umana. E' stata proprio questa guerra a dimostrare quanto facile può essere la violenza di un essere umano sull'altro e quanto è difficile resistere a questa violenza. E' il primo motivo perché la gente ha paura. In essa si è formata la memoria storica riguardante le guerre precedenti. Alla base della paura - sono innanzitutto le preoccupazioni per la propria vita e per le vite dei propri cari. Oltre a ciò però c'era anche la preoccupazione di diventare crudeli per poter resistere alla crudeltà. Per quanto riguardano i metodi per non farsi prendere da un'isteria di massa, ce ne sono sempre stati due. Prima, è l'orientamento verso la comprensione razionale della situazione. Eppoi l'attivismo in ciò che dipende da noi.

Dal punto di vista di primo metodo è del tutto evidente che non ci può essere alcuna Terza guerra mondiale. Qualsiasi contrapposizione militare globale oggi comporterebbe una catastrofe su scala mondiale, una guerra in cui non ci saranno né vincitori né vinti. E' ipotizzabile che qualcuno si azzardi a compiere una follia del genere? Dal punto di vista del secondo metodo, nelle condizioni di escalation della tensione è importante assicurare a se stessi ed ai propri cari la massima sicurezza delle condizioni di vita.

- Come, a Suo avviso, deve comportarsi un uomo che si preoccupa per il proprio futuro e per il futuro dei propri cari? Deve prepararsi a un possibile conflitto militare oppure abbandonare i pensieri sull'ipotesi di una guerra e continuare a vivere come sempre?

- Innanzitutto l'uomo deve comportarsi in modo sobrio e accorto. Tutta la sua preparazione per i possibili eccessi si concentra nel garantire un luogo sicuro di residenza con un ambiente funzionale. Se uno è sotto il tiro dei missili e delle mine allora bisogna avere un rifugio dove proteggersi. Se c'è possibilità di abbandonare questo luogo allora bisogna farlo. Alla zona di sicurezza appartengono anche i vicini con i quali bisogna stabilire una buona comunicazione e buone relazioni che presuppongano la fiducia e assistenza reciproca.

- Quando i mass media trasmettono giornalmente decine di servizi dai campi di battaglia in Ucraina e al confine tra Israele e la Palestina, che cosa possiamo fare per tirarci via di dosso questo senso di minaccia incombente?

- Minimizzare il carattere traumatizzante dell'influenza dei mass media, dedicare meno tempo a essi, guardare i programmi dai contenuti positivi. Bisogna smettere di essere un ricettacolo passivo di tutto ciò che offrono i mass media. Anche una piccola, e non troppo approfondita, ma personale analisi di ciò che si è letto e si è visto in TV può causare un effetto positivo. Ad alcune persone aiutano l'attività lavorativa o un hobby cui possono dedicarsi con una sconfinata passione. Oltre a ciò rimane sempre una ricetta garantita per uscire dallo stato di torpore: l'aiuto a tutti coloro che ne hanno bisogno.

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